Biometano nuova opportunità per l’agricoltura veronese.  I 31 impianti esistenti potranno produrre energia green per autotrazione. Musini (Agroenergie): “Uno sbocco per le aziende cerealicole in crisi”.

Nuova opportunità per le aziende veronesi

Con il via libera, poche settimane fa, al decreto ministeriale che detta le regole e il sistema di incentivazione per la produzione del biometano in Italia, per le aziende agricole veronesi si apre una nuova opportunità per sfruttare i 30 impianti di biogas esistenti, sfruttando al massimo la loro potenzialità energetica. Con il biometano, gas ottenuto dalla purificazione del biogas, sarà possibile infatti produrre energia green per autotrazione, dalle auto ai camion e ai trattori. Con il nuovo sistema l’Italia si pone l’obiettivo di raggiungere il traguardo dell’utilizzo del 10% di energia rinnovabile nei trasporti fissato al 2020, con la produzione di biocarburante al 100% made in Italy.

Conversione degli impianti

Un decreto atteso da Confagricoltura e Cib, Consorzio italiano biogas, che hanno collaborato con il ministero affinché si arrivasse a un sistema di valorizzazione del biogas ottenuto dai sottoprodotti agricoli. Il decreto incentiva a convertire gli impianti di biogas esistenti (in Italia sono 2.000), dedicandoli alla produzione di energia rinnovabile e al mercato dei biocarburanti avanzati. Un mercato dall’enorme potenziale, destinato, insieme al gas naturale, ad assumere un ruolo strategico nella rivoluzione green del Paese.

 Nuovi consorzi in vista

“Quella che si apre è un’opportunità molto interessante, che in Veneto potrebbe coinvolgere un migliaio di agricoltori – spiega Giovanni Musini, presidente del settore agroenergie di Confagricoltura Veneto -. Tutti gli impianti a biogas costruiti nell’ultimo decennio, come quelli di Verona, possono trovare una via di sviluppo molto interessante perché il biometano potrà essere immesso in rete o venduto alle stazioni di servizio, valorizzando molti sottoprodotti dell’agricoltura e portando giovamento a decine di aziende cerealicole in crisi, dal Basso Veronese al Padovano, dal territorio veneziano a quello rodigino. Particolarmente appetibile è il progetto “Agribio metano” delle associazioni bieticole italiane, che hanno proposto alle aziende di consociarsi in consorzi per creare nuovi impianti di biometano, ottenendo in cambio una valorizzazione maggiore della loro produzione rispetto ai prezzi di mercato. In Veneto ritengo che potrebbe nascere una decina di consorzi, dando una sferzata a un settore che ha bisogno di innovarsi per sopravvivere”.

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Sviluppo del biometano

Piero Gattoni, presidente del Consorzio italiano biogas, crede molto nello sviluppo del biometano nella nostra regione: “Il Veneto ha vissuto lo sviluppo della digestione anaerobica in agricoltura affiancandosi alla produzione agricola tradizionale – spiega -, diventando una delle regioni leader in Italia nella produzione di biogas. In Veneto ci sono capacità imprenditoriali e potenzialità agroindustriali in grado di cogliere al meglio le opportunità offerte dalla nuova normativa a supporto della produzione del biometano, sia con nuove iniziative che con riconversioni degli impianti attuali”.

La partecipazione del mondo agricolo

Lodovico Giustiniani, presidente di Confagricoltura Veneto, ricorda che negli ultimi anni c’è stata una grande partecipazione del mondo agricolo alla realizzazione degli impianti di biogas in Italia. “Su circa 2.000 impianti presenti, quasi metà degli impianti sono collegati ad aziende agricole – sottolinea -. Gli impianti a biogas hanno aiutato l’agricoltura italiana a mantenere alcune coltivazioni nelle nostre zone, come la cerealicoltura o la bieticoltura. Peccato che il mais, che sta vivendo un momento difficile a causa della scarsa remunerazione e dell’import massiccio dall’estero, sia tra le colture non ammesse, fra quelle di secondo raccolto, ad essere utilizzate in questi impianti. Bisogna che il mondo politico e l’opinione pubblica prendano coscienza che gli impianti a biogas e a biometano, collegati all’azienda agricola, possono aiutare la tenuta del settore, contribuendo a quel concetto di economia circolare che occupa sempre più un posto di primo piano”.