“Accordo col Canada per il bene dell’agricoltura veronese”.

“Ben venga il Ceta”

“La mancata ratifica del Ceta sarebbe un autogol clamoroso. Con l’accordo tra Italia e Canada vengono tutelate ben 41 denominazioni italiane, pari a oltre il 90% del fatturato dell’export nazionale a denominazione d’origine nel mondo che, senza questo accordo, non godevano di nessuna tutela sui mercati canadesi”.

Paolo Ferrarese

Paolo Ferrarese, presidente di Confagricoltura Verona, si esprime così sul trattato di libero scambio tra Italia e Canada, che in questi giorni tiene banco dopo la bocciatura del vicepremier Luigi Di Maio, secondo il quale il Ceta va rivisto affinché l’Italia non si trovi costretta ad abbassare il prezzo del grano e della carne a causa dell’invasione dei prodotti canadesi. “Senza il Ceta non si potrebbe verificare un aumento dei contingenti di export a dazio zero, e quindi una crescita esponenziale delle esportazioni italiane ed europee – spiega Ferrarese -, e non si arriverebbe a una maggiore tutela per le produzioni agroalimentari nazionali, le cui denominazioni, al contrario, potrebbero essere liberamente usate dai canadesi. La fondamentale importanza del Ceta sta nel riconoscimento del principio delle indicazioni geografiche e del loro legame con il territorio. Un importante passo in avanti in tema di semplificazione e regolamentazione del commercio globale, poiché prevede un’eliminazione di tariffe su oltre il 90% dei prodotti europei e l’avvio di un iter di confronto e cooperazione regolamentare, che può giovare anche ai prodotti d’eccellenza veronesi”.

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No a guerre commerciali

Va ricordato che il Ceta, inoltre, è il primo accordo di tipo misto e va pertanto ratificato da tutti i Parlamenti nazionali affinché entri completamente in vigore: “La mancata ratifica, oltre a creare disagi diplomatici e d’immagine tra l’Ue e il Canada, rappresenterebbe anche uno strappo del Paese nei confronti del Parlamento e dell’esecutivo comunitario, in un’ottica di sintesi tra le istanze europee e quelle nazionali, in una fase tra l’altro delicata in cui discute della riforma della Pac”, aggiunge il presidente, ad avviso del quale “il no al Ceta arrecherebbe un grave danno al principio della politica commerciale comune dell’Europa, fondamentale per contrastare la politica dei dazi e
scongiurare, al contempo, lo scoppio di nuove guerre commerciali, che per gli agricoltori potrebbero essere molto dannose”.