Anna Rapisarda dà voce alle vittime della strada. La figlia ventenne del noto attore Enzo ha scritto un atto unico sul drammatico tema.

L’atto unico

«Mi aspettavo che…» è un atto unico, non solo per la sua composizione. Quando la ventenne pastrenghese Anna Rapisarda lo ha scritto, ci ha messo dentro tutto: ricordi, dolore, lacrime, esperienze diverse e soprattutto tanta speranza. Un progetto nato dopo il tempo passato con l’associazione «Verona Strada Sicura», insieme ad altre persone che conoscevano Costanza Mancini, la ragazza scomparsa a seguito di un incidente stradale avvenuto a Bure, frazione di San Pietro in Cariano, la notte tra il 18 e il 19 marzo di due anni fa.

L’elaborazione del luttoAnna Rapisarda dà voce alle vittime della strada. La figlia ventenne del noto attore Enzo ha scritto un atto unico sul drammatico tema.

Costanza e Anna frequentavano il liceo classico Agli Angeli di Verona e quando lei si è spenta, dopo qualche giorno dall’incidente, il dolore andava compreso, condiviso e trasformato in qualcosa di buono. «Ho iniziato a frequentare gli incontri con le famiglie delle vittime della strada con la cugina Rosa e la migliore amica di Costanza, Martina, insieme ad altre ragazze della nostra classe – ha spiegato Anna –. Abbiamo incontrato prima l’ispettore Andrea Scamperle e Massimiliano Maculan dell’associazione, prima di partecipare agli incontri nelle scuole: eravamo minorenni e siamo entrate nel 2017».

La mission

Incontri e confronti, la conoscenza di persone che hanno perso figli, compagni, parenti e amici hanno portato a queste ragazze una nuova consapevolezza, così come loro hanno avuto un ruolo chiave nelle scuole. Un’esperienza che non sarebbe potuta proprio rimanere inespressa, dato che Anna è un’attrice teatrale e suo padre è il noto regista Enzo Rapisarda. Da qui è nato «Mi aspettavo che…», un atto unico il cui lavoro da parte di Anna è terminato a settembre dello scorso anno e ha debuttato a gennaio del 2018. «La voglia di scrivere questo atto è nata perché volevo raccontare in modo un po’ diverso ciò che avevo visto e sentito in quell’anno nell’associazione – ha spiegato Anna –. Ho cercato di non fare discorsi retorici, perché non li sentivo funzionanti. Mi aveva colpito il modo di fare dell’associazione. Non esisteva in Italia un pezzo teatrale sulla sicurezza stradale e ho iniziato a farlo. Il testo è stato inviato alla Questura di Verona, poi a Roma, poi siamo potuti andare in scena».

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La struttura del racconto

La protagonista, Lucia, è una fusione di più persone e storie che sono state raccontate, mentre il finale dello spettacolo è ricalcato dall’esperienza vissuta proprio da Anna e da amici e compagni di liceo. «Per me è sempre un po’ doloroso metterlo in scena, diversamente da come accade invece con altri spettacoli che vivo solo come attrice, seppur drammatici – ha concluso Anna –. Questo mi fa tornare dei ricordi importanti, che non vorrei avere, però io non so quanti ragazzi tornino a casa con un’abitudine diversa alla guida, basterebbe solo un piccolo gruppo ogni volta e saprei che tutto questo è utile. La risposta arriva dopo, quando qualcuno ci scrive dopo aver visto lo spettacolo e ti fa capire che sta funzionando».

Anna Rapisarda dà voce alle vittime della strada. La figlia ventenne del noto attore Enzo ha scritto un atto unico sul drammatico tema.

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