La famiglia di Monia Gabaldo e Gabriele Selmo è una famiglia atipica: la medicina definisce ciascuno di loro «neuroatipico», ma in realtà nel loro essere diversi c’è molto più di una definizione medica, ci sono lo straordinario coraggio di una mamma e un papà che nel giro di pochi mesi si trovano a scoprire che non solo i propri tre figli sono autistici, ma anche loro stessi rientrano nello spettro autistico, sebbene non se ne fossero mai accorti in precedenza in quanto nel loro caso si parla di «spettro autistico ad alto funzionamento», che non ha impedito a Monia di viaggiare in tutto il mondo e di prendere una laurea in Medicina e chirurgia, specializzandosi in genetica medica per la cura di malattie rare, nonostante cose per altri banali come entrare in un bar affollato o chiedere informazioni a una commessa del supermercato per lei siano situazioni quasi soverchianti.

Una sfida enorme: cambiare il mondo che li circonda

Ma soprattutto nel loro essere diversi c’è una sfida enorme e cruciale per la loro famiglia straordinaria: riuscire a cambiare il mondo che li circonda, perché la diversità sia accettata e non più stigmatizzata. «Non faccio terapie perché voglio che cambino, ma perché sappiano cambiare questo mondo perché possano essere accettati e renderlo migliore» spiega Monia. Secondo la nuova classificazione dei disturbi dello spettro autistico (riformulata nel 2015) l’autismo di Derek, che ha quasi sei anni, è grave; mentre i due gemelli di tre anni e mezzo, Liam e Colin, hanno ricevuto rispettivamente una diagnosi di autismo moderato e tra il lieve e il moderato.

Il ruolo dei genitori nella vita di tutti i giorni

Che cosa significa nella vita di tutti i giorni? «Che dobbiamo insegnare loro, attraverso la terapia, cose diverse rispetto a quelle che normalmente si insegnano ai bambini: come si saluta, per esempio, e tutto quello che serve per la loro autonomia e sopravvivenza, oppure come gestire le loro iper o ipo sensibilità – spiega Monia – Stiamo insegnando loro a condividere e imitare, perché per un bambino autistico è come se esistesse solo lui in un mondo pieno di informazioni che gli provoca probabilmente un sovraccarico di emozioni, per questo si focalizza su una cosa per volta e fatica a fare tutto ciò che è astratto».

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Il rapporto di simbiosi tra i tre fratelli

Nel microcosmo famigliare, nonostante le molte difficoltà dovute per esempio al fatto che due di loro non solo verbali quindi non riescano a comunicare a parole le loro esigenze, fra i tre fratelli si è creato un equilibrio, che mamma Monia sintetizza dicendo che se Derek è la mente, Liam l’anima e Colin il cuore. E grazie ai suoi progressi di Colin, che ha il disturbo più lieve, è in grado di aiutare i suoi fratelli fungendo da «modello» per gli altri. «Il vantaggio mio e di mio marito è che condividendo in parte la loro condizione li comprendiamo meglio di quanto non possano fare persone neurotipiche» spiega Monia, ma c’è un rovescio della medaglia: «Non possiamo essere dei modelli neurotipici per loro, dobbiamo affidarci alle altre persone che fanno par- te della loro vita e questo non è semplice per un genitore».

Accettare la diversità

Eppure nel rapportarsi con la società della famiglia Selmo non c’è solo bisogno di aiuto, ma anche un’offerta di aiuto: loro offrono a tutti noi la possibilità di andare oltre gli stereotipi e le definizioni rigide e accettare la diversità. Una rivoluzione che non riguarda solo l’autismo, ma tutti gli schemi rigidi dei nostri legami sociali, una rivoluzione che renderebbe il mondo un luogo migliore per tutti.