Dimmi che batteri hai e ti dirò come stai. Salvare le specie a rischio ora è possibile frugando nella pancia degli animali, grazie a uno studio italiano che ha scoperto 10 nuovi batteri “buoni”.

La scoperta

“Fammi scoprire quali batteri hai nella pancia e capirò le tue condizioni di salute”: ad uso di chi non è ricercatore in microbiologia, suona così l’ultimo articolo scientifico pubblicato sulla rivista internazionale “Systematic and Applied Microbiology”, firmata da Parco Natura Viva di Bussolengo e Università di Bologna. Un team tutto italiano che attraverso l’analisi delle feci di alcune specie animali, ha indagato la presenza di popolazioni batteriche “buone”, in particolare quelle appartenenti al genere dei bifidobatteri, ospitate nell’intestino degli esemplari. Questi microrganismi sono ritenuti in grado d’influenzare positivamente la salute grazie ad una stretta interazione animale-microrganismo e per questo sono chiamati probiotici. Uno studio non invasivo che offre a medici veterinari ed etologi moltissime informazioni per migliorare il loro benessere e concede un’arma in più nella lotta contro l’estinzione.
Ma cosa succede quando si scopre che alcune specie di bifidobatteri presenti nell’intestino di un tamarino edipo e di un tamarino imperatore, non appartengono a nessuna tra quelle già conosciute?
“Si analizzano, si classificano e si dà loro un nome”, spiega Paola Mattarelli, ricercatrice dell’Università di Bologna e autrice dello studio. “Tra le 10 nuove specie di bifidobatteri scoperti in questi due primati, la comunità scientifica ha accolto anche il Bifidobacterium scaligerum, il probiotico in onore di Cangrande della Scala, signore mai dimenticato della Verona medievale. Ma indipendentemente dal nome, tutti i bifidobatteri – grazie alle loro attività metaboliche – producono acidi grassi a corta catena come acido lattico e acido acetico, importantissimi per il benessere del loro ospite”.

Tamarino edipo

Conoscerli e sapere se possono essere utilizzati come indicatori di salute, diventa poi fondamentale quando il loro “padrone di casa” è considerato “in pericolo critico di estinzione”, come nel caso del tamarino edipo, piccola scimmia che sopravvive in America Centrale con 6mila esemplari stimati. E per questo il team di ricercatori non ha voluto fermarsi all’indagine sulle due piccole specie di primati e ha rivolto la propria attenzione verso un’altra specie sull’orlo della scomparsa. “Oltrepassiamo la linea dell’Equatore verso sud e poi ci dirigiamo a est, oltre Oceano Atlantico e Africa”, spiega Camillo Sandri, veterinario e direttore tecnico del Parco Natura Viva, autore dello studio . “Al largo della Somalia, sulle isole Seychelles, sopravvivono le tartarughe giganti “vulnerabili” di estinzione, che allo stesso tempo vivono anche al Parco Natura Viva. E pochissimi studi scientifici sono stati dedicati alle popolazioni di bifidobatteri benefici nei rettili erbivori”.
Partenza in vista per il team di ricercatori italiani che vuole salvare le specie a rischio di estinzione frugando nella pancia degli animali.