L’enoturismo in Valpolicella ha buone prospettive di crescita che potranno aumentare se gli attori coinvolti, tra pubblico e privato, sapranno collaborare e fare sistema per accogliere visitatori e turisti e se si investirà in attività di formazione specifiche per chi opera nel settore. Importante sarà intercettare e portare in Valpolicella almeno una parte dei milioni di turisti che visitano Verona e il Lago di Garda. A pochi giorni dalla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del decreto sull’enoturismo, ieri si è fatto il punto sulla tematica alla cantina di Negrar con un convegno dal titolo “Destinazione Valpolicella…l’enoturismo come opportunità di crescita”, organizzato da Valpolicella Benaco Banca, in collaborazione con Coldiretti Verona, Cantina Valpolicella Negrar, Consorzio Tutela Vino Valpolicella, Comitato Palio del Recioto e dell’Amarone e con il patrocinio del Dipartimento di Economia Aziendale dell’Università di Verona.

Enoturismo settore che vale 2,5 miliardi in Italia

Dopo i saluti istituzionali di Renzo Bighignoli, presidente della cantina di Negrar, Gianmaria Tommasi, vice presidente della Valpolicella Benaco Banca, Olga Bussinello direttrice del Consorzio Tutela Vino Valpolicella, di Franca Castellani, vice presidente di Coldiretti Verona e Roberto Grison, sindaco di Negrar, si è svolta la tavola rotonda moderata dal giornalista Lucio Bussi. Secondo alcune ricerche citate, in Italia l’enoturismo è un settore che vale 2,5 miliardi e muove 14 milioni di persone con 85 euro di spesa media a persona che diventano 160 con il pernottamento. Il 22,3% dei turisti italiani e il 29,9% degli stranieri sceglie l’esperienza enogastronomica, il 56% degli italiani nel 2018 ha visitato almeno una cantina.

Le particolarità del decreto relativo alle “Linee guida e gli indirizzi in merito ai requisiti e agli standard minimi di qualità per l’esercizio dell’attività enoturistica”

Stefano Chiavegato, presidente provinciale di Terranostra e Davide Gaeta, professore di Politiche vitivinicole all’Università degli Studi di Verona hanno illustrato alcune particolarità del decreto relativo alle “Linee guida e gli indirizzi in merito ai requisiti e agli standard minimi di qualità per l’esercizio dell’attività enoturistica”. Per Chiavegato il decreto è “un buon punto di partenza ma poi si dovrà attendere l’applicazione da parte delle Regioni che potrebbe essere anche più restrittiva”. Gaeta ha precisato che nel decreto ci sono “linee guida e standard minimi che garantiranno la qualità del servizio. In particolare, l’apertura settimanale o stagionale per almeno 3 giorni, l’obbligatorietà di avere un sito web, la preparazione del personale addetto all’accoglienza”.

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“Coinvolgere il consumatore facendogli vivere un’esperienza e conoscere il territorio attraverso i prodotti”

Debora Viviani dell’Osservatorio sui Consumi dell’Università degli Studi di Verona ha spiegato che oggi è necessario coinvolgere il consumatore facendogli vivere un’esperienza e conoscere il territorio attraverso i prodotti. La docente ha ricordato che è bene tenere in osservazione i millennials, cioè i nati tra il 1980 e il 2000, perché è il tipo di consumatore da educare al turismo enogastronomico. “Questi sono i consumatori più propensi a scoprire nuove cose – ha detto – a utilizzare le nuove tecnologie e ad avvicinarsi al commercio elettronico, che vivono dando importanza al prodotto o a come viene imballato con una visione di benessere ed ecologia, aprendosi a un consumo consapevole”.

“Banche finanzino le imprese del settore”

Simone Lavarini, vice direttore generale vicario di Valpolicella Benaco Banca, ha precisato l’impegno della banca a “finanziare le imprese del settore e l’attenzione a trovare soluzioni su misura, dati i diversi tipi di imprese”. Lavarini ha citato la piattaforma di shopping online della banca che dà possibilità di fare acquisti anche enogastronomici e con cui si può acquistare coupon per la visita in cantina da qualsiasi parte del mondo in anticipo nel proprio paese.

Nuove figure professionali

A supporto dell’enoturismo nascono nuove figure professionali, ambasciatori dei prodotti e del cibo di un territorio. Stefano Chiavegato ha precisato: “Abbiamo ideato, all’interno degli  agriturismi, l’agrichef, il cosiddetto contadino ai fornelli che coltiva, alleva e cucina i propri prodotti con attenzione alle esigenze della clientela e alla presentazione del piatto. Una nuova figura professionale è l’agrioste, che conosce i vini locali e li abbina ai piatti. Nascerà l’agrihost per diventare un esperto di accoglienza e recettività”.