Ha solo 22 anni, Giuseppe Viola, giovane di San Martino Buon Albergo, eppure di esperienze finora ne ha fatte tante e tante ancora ne vuole fare, soprattutto nell’ambito del volontariato. Qualche anno fa, infatti, al termine della scuola superiore, ha deciso di trascorrere un periodo in Tanzania. «La prima volta sono andato nel 2016 e sono rimasto giù per sei mesi. – racconta Giuseppe Viola, – Era l’anno successivo alla maturità e avevo deciso di prendermi un anno sabbatico per fare un’esperienza di volontariato all’estero. Sono andato tramite l’associazione Voci e Volti Onlus ed aiutavo a seguire i loro progetti. Ero un po’ il responsabile della comunicazione. Di fatto però, siccome ero ospitato dalle suore con cui collaboriamo e che gestiscono un orfanotrofio, stavo giornalmente con i bambini. Sono rimasto lì quattro mesi, a Morogoro, poi ho fatto altri due mesi nella casa famiglia che abbiamo costruito proprio noi di Voci e Volti, ad Arusha».

“i bambini africani mi sono rimasti nel cuore”

Quell’esperienza forte lo ha profondamente segnato, tant’è che la tentazione di tornare laggiù alla fine ha avuto la meglio. «I bambini mi sono rimasti nel cuore, sono diventato il loro fratellone, il loro papà e la loro mamma. Così sono tornato sia nel 2017 che nel 2018, sempre per circa un mese. Io continuo a collaborare qui con la onlus Voci e Volti, ora faccio parte del consiglio direttivo». Ma la sua esperienza nell’ambito del volontariato non si ferma certo qui: anche a San Martino Giuseppe si dà molto da fare. «Mi sono sempre dato da fare con il volontariato: come animatore, ma anche con il doposcuola della Caritas. Sono sempre stato attivo nell’ambito educativo. Però questa dell’Africa è stata l’esperienza più forte che ho fatto. Come educatore mi ha davvero segnato».

Leggi anche:  Incendio di un sottotetto a San Martino, salvato un ragazzo

L’università

Ora sta frequentando il corso di laurea in Scienze dell’Educazione, a Mestre, lavora anche come pizzaiolo ed è animatore degli adolescenti in parrocchia. «Partecipo alla vita parrocchiale con diverse attività. Mi piace passare il tempo con ragazzi e bambini. Punto a laurearmi nel 2020 e poi sto pensando di andare a fare un altro bel periodo in Africa, abbastanza lungo, magari di più anni. Oppure comincerò a lavorare qui come educatore a tempo pieno».

La voglia di tornare in Africa

La voglia di ritornare in Africa però resta comunque forte. «Siccome ero da solo ho imparato subito lo swahili, la lingua della Tanzania, e questo mi ha permesso di entrare in comunicazione e nelle dinamiche della loro vita, che è completamente diversa dalla nostra. Sembra un altro mondo. Sia in positivo che in negativo. In positivo perché è una cultura che ha tanta ricchezza e in negativo perché è difficile convivere con una cultura diversa dalla propria e perché c’è tanta povertà, non come quella che immaginiamo noi dell’Africa. Ci sono tante situazioni di difficoltà». Due sono le parole che Giuseppe Viola vuole dire sull’esperienza che ha vissuto: «Asante sana», che in swahili significa grazie mille.