Loredana, l’infermiera forte e coraggiosa. Aiuta le altre donne a guarire dal tumore con l’associazione Rosa Alba.

Volontariato del cuore

“Come volontaria assisto le pazienti a casa loro, per aiutarla a superare quel momento difficile di quando si perdono i capelli, come è successo anche a me”. 

Loredana

Loredana Dragotta, è un’infermiera che lavora in sala operatoria a Peschiera del Garda, ma non solo. È la presidentessa dell’associazione “Rosa Alba”, nata l’11 dicembre del 2016 per aiutare le donne che hanno il cancro e sensibilizzare le visite preventive. Rosa (il colore delle donne) e Alba (perché vuole indicare una rinascita), viene gestita da donne che hanno vissuto questa terribile esperienza. 

La terribile esperienza

Loredana ha vissuto lo stesso incubo delle sue pazienti, la stessa paura. “Tutto iniziò quattro anni fa, feci una mammografia e tutto era regolare. Dopo soli quattro mesi però mi guardavo e “non mi piacevo”, mi sembrava che ci fosse qualcosa che non andava e ne feci una seconda: scoprii di avere il cancro al seno sinistro”. Le metastasi erano arrivate ai linfonodi e subii anche lo svuotamento ascellare”. Nonostante il lavoro le avesse mostrato i casi più disperati, anche se lei le donne con il cancro le aiutava e le aiuta tutt’oggi, la disperazione la colse, anche per il dolore che aveva visto nelle altre donne. 

Loredana, l’infermiera forte e coraggiosa. Aiuta le altre donne a guarire dal tumore con l'associazione Rosa Alba.

“Io non mi vergogno!”

Donne che impazziscono perché perdono i capelli che quasi sempre sono “tutto” per una donna e donano sicurezza. Il percorso di Loredana fu lungo: chemioterapie, radioterapie e mastectomia, subì cinque interventi. Come tante, anche lei si comprò una parrucca, la scelse con cura per quando ne avrebbe avuto bisogno. La parrucca non la indossò, perché quando iniziò a perdere i capelli era al mare e nonostante avesse la possibilità di averla, decise di indossare il foulard perché “Io non mi vergogno – ricorda di aver detto Loredana al marito – non ho rubato nulla. Anzi, mi è stato tolto qualcosa”.

L’amore e il sostegno della famiglia

infermiera forte e coraggiosa il gruppo
il cognato solidale

In questo lungo e doloroso cammino Loredana ha ricordato il sostegno della famiglia, emozionandosi: “Mi sono sempre stati vicini. Tutti. Mia figlia Silvia Cassarà, giovane donna laureata in psicologia, mi ha sostenuta psicologicamente, mi è stata vicina anche se al tempo studiava a Chieti». Anche il cognato Cristian Cassarà ha dimostrato e dimostra tutt’ora la sua solidarietà: Cristian partecipa a diverse maratone e indossa sempre una maglia con scritto «Io corro per la Loreee!!!”. Loredana non si è mai abbattuta, ha vissuto normalmente, facendo tutto ciò che ha sempre fatto. Nonostante la stanchezza andava anche in palestra, la sua vita non doveva cambiare. Durante la cura non poté lavorare, ma ricorda con orgoglio di essersi battuta per tornare esattamente dove fosse prima di

ammalarsi.

Rosa Alba

“Sono sempre stata legata a queste donne” ha detto Loredana, spiegando perché è nata l’associazione e anche perché sul lago di Garda non c’erano luoghi di incontro e appoggio per questa patologia così diffusa. Lei e le altre volontarie cercano di dare forza alle donne che si sono ammalate, le assistono, organizzano serate informative con specialisti di diversi settori per loro e per chi oggi ha la fortuna di stare bene. “Nella giornata preventiva organizzata tempo fa, sono passate dall’ambulatorio ben 155 donne – ricorda – ma questo numero ancora non ci soddisfa. Vogliamo fare di più, poter arrivare a quante più persone possibili. Spererei – ha concluso Loredana – di trovare sempre più persone che vogliano collaborare. È meglio conoscere sé stessi. Se io non mi fossi conosciuta, oggi non ci sarei più”.