Maggiore radicamento nel territorio con il comitato per un servizio sempre più a misura del cittadino grazie alle associazioni di consumatori e attenzione all’ambiente. Per questo l’intervista al “presidente pioniere” Mauro Martelli.

Anni di impegno

“Ho vissuto un primo periodo come presidente dell’Aato, un secondo periodo di commissariamento dove sono stato nominato Commissario, e per finire una nuova elezione come presidente del nuovo Ente, il  Consiglio di Bacino Veronese: durante tutto questo percorso sono passati otto anni”. È proprio il caso di dirlo: ne è passata di acqua sotto i ponti durante la presidenza di Mauro Martelli alla guida del Consiglio di Bacino Veronese. Se c’è un epiteto che più gli si adatta è quello di pioniere.

 

Illuminato

Sempre oltre la bandiera politica, ha saputo guidare l’Ente in anni complessi, ma anche ricchi di soddisfazioni. Perché un passo dopo l’altro l’Ente oggi è più efficiente, più radicato nel territorio, più vicino al cittadino. Non è stato facile: le acque in cui si è navigato non erano calme. “Il periodo è stato di evoluzione normativa, con la soppressione dell’Aato per effetto di una legge ministeriale, poi sostituita da una legge regionale per colmare il vuoto lasciato. È stato istituito il Consiglio di Bacino Veronese, le cui competenze sono più o meno le stesse, ma depotenziate però per quanto riguarda l’approvazione finale delle volontà: oggi l’ultima parola spetta sempre all’Autorità nazionale AeegSi, che ora si chiama Arera perché le è stata affidata anche la competenza ambientale”.

Quando è arrivato che idea si era fatto dell’Ente? Corrispondeva alla realtà?

Sotto il profilo giuridico sapevo quali erano le competenze assegnate all’allora Aato, oggi Consiglio di Bacino Veronese; ovviamente ero impreparato rispetto alle attività operative. Devo dire che ho trovato un direttore, l’ingegnere Luciano Franchini, che oltre a essere molto preparato ha avuto la pazienza di formarmi all’interno di un settore delicato e con una regolazione molto blindata. Certo, ci sono stati anche momenti difficili, perché in un momento di continua evoluzione normativa non c’era mai un orizzonte chiaro. Però alla fine siamo riusciti ad adattarci alle regole che mano a mano arrivavano, a volte anche anticipando le azioni sulla tutela dell’utente e della trasparenza del servizio, successivamente ufficializzate attraverso imposizioni e regole dettate dall’Autorità nazionale.

 

Lungimiranza

“Abbiamo avuto l’accortezza di valutare un servizio fondamentale, sempre più nella logica di avvicinarlo al cittadino. Ciò che ha anticipato i tempi è stata la creazione del Comitato consultivo degli Utenti, che getta il faro delle Associazioni di Consumatori veronesi all’interno del Consiglio di Bacino. Ho voluto fortemente questo e fare anche di più: abbiamo attivato anche un protocollo con le maggiori. Associazioni di Consumatori della provincia che ha partorito una collaborazione con le società di gestione e ha anticipato la realizzazione della Carta dei Servizi. Adesso siamo nella fase di monitoraggio: anche in questo caso siamo stati dei pionieri anticipando ciò che poi è stato reso obbligatorio e facendolo volontariamente, grazie anche alla collaborazione delle società di gestione. Sempre da diversi anni le Associazioni dei Consumatori ci aiutano a misurare le qualità del servizio erogato per migliorare i rapporti dei cittadini-utenti attraverso le procedure di conciliazione.

 

Evoluzione dei rapporti con le società di gestione

Come tutti i rapporti dove ognuno deve fare il suo lavoro sono di rispetto reciproco, ma a volte un po’ spigolosi: oggettivante, noi siamo l’Ente di regolazione e di controllo e loro sono la parte operativa. Se devo fare un bilancio è senz’altro positivo. Non sono mancati i momenti di tensione perché abbiamo cercato di come era partito originariamente. Devo dire che le regole per l’approvazione dei piani degli interventi impostati dall’Autorità centrale ci hanno però aiutato a raggiungere questo risultato. Siamo arrivati, con l’ultima stesura delle delibere, ad avere degli indicatori tali per cui la maggior parte degli investimenti vanno nella direzione di raggiungere le performance e gli obiettivi proprio di efficienza e completamento delle reti, così come dettato dall’autorità (Arera). Anche qui siamo stati precursori, attraverso un’azione rigida, ma aiutati da una programmazione generale. Pfas e Collettore del lago di Garda. Due capitoli importanti (e complessi).

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Due questioni urgenti riguardanti la salute pubblica e la salvaguardia ambientale. Ci siamo mossi da protagonisti. Per quanto riguarda il Collettore anche con la forte pressione politica e diplomatica del compianto Alberto Tomei, presidente di Ags scomparso a causa di un malore l’inverno corso, siamo riusciti a creare la volontà politica per risolvere questo problema con un finanziamento di 100 milioni di euro, dei quali ne spettano 40 a Verona. Ci siamo fatti trovare pronti a qualsiasi appuntamento: avevamo già inserito nel Piano d’Ambito la programmazione del rifacimento del Collettore, quindi nella pianificazione c’era già. Abbiamo fatto in modo che nascesse, sospinta dal direttore Franchini, il coordinamento dei due Ato, quello bresciano e quello veronese, con la firma di un Protocollo d’Intesa per fare fronte comune e presentare i due progetti in una soluzione tecnica univoca e concordata attraverso le società di gestione, anche se poi saranno gestiti separatamente. Questo ha permesso di accelerare moltissimo le condizioni di erogazione del finanziamento. Che adesso è disponibile: siamo passati alla fase di gestione definitiva, presumo che per i primi mesi del 2019 saranno realizzati i primi cantieri. Anche in questo frangente l’idea di coordinazione delle azioni con l’Ato bresciano è stata nostra. Ciò ha portato un buon risultato.

Per quanto riguarda i Pfas?

Quello che si è manifestato attraverso l’azione di Veneto Acque (società soggetta a direzione e coordinamento della Regione del Veneto per la realizzazione di infrastrutture, ndr) nasce da un coordinamento dei tre Ato interessati, come territorio, dalla problematica. Sono state individuate le condizioni di soluzione e sono state mappate attraverso la cartografia. Abbiamo svolto tutto il lavoro preliminare per dare modo a Veneto Acque, e oggi al commissario, di avere tutta la pianificazione per risolvere l’emergenza. In termini di operatività, prendendoci anche delle responsabilità, abbiamo autorizzato la società di gestione Acque Veronesi a utilizzare i fondi che erano destinati ad altri investimenti
per potenziare la filtrazione, aumentando subito la frequenza del cambio filtri e aumentare così l’efficienza del trattamento, affinché i valori entrassero nei parametri previsti dalla normativa. Successivamente siamo arrivati al raddoppio della filtrazione per fare in modo che l’erogazione dell’acqua della centrale di Almisano fosse a Pfas Zero, cosa che nel giro di pochi mesi è stata realizzata.

Cosa le ha dato questa esperienza in Ato?

Mi ha arricchito molto: sia sotto profilo istituzionale e professionale, ma anche umano. Abbiamo avuto due comitati tecnici, un’azione di commissariamento, ho avuto a che fare con la quasi totalità dei sindaci della provincia. Anche attraverso il Comitato Territoriale: prima di ogni Assemblea abbiamo visitato gli 11 distretti in cui abbiamo suddiviso la provincia, incontrato personalmente i sindaci più volte per individuare le necessità del territorio, per poi inserirle nella programmazione. Penso che questo dialogo costante con il
territorio mi abbia arricchito molto. Sono riuscito anche a capire le varie sfaccettature sociali e di necessità di tutta la provincia, non solo nell’ambito in cui amministro. Devo dire che anche nei comitati ho trovato persone motivate, straordinarie, con cui ho mantenuto ottimi rapporti a livello personale. Un’esperienza positiva, perché mi ha insegnato molto riguardo l’attività di regolazione dei servizi pubblici. È un patrimonio che mi porto anche nell’attività privata.

Un consiglio a chi sarà eletto presidente?

Consiglierei di dar fiducia al direttore, perché è persona valida e che merita. Di continuare l’esperienza della collaborazione con le Associazioni dei Consumatori, perché è stata senz’altro importante per la valutazione del servizio anche attraverso l’occhio dell’utente e del cittadino (non solo attraverso quelli dell’istituzione o dei sindaci), e di continuare a mantenere la barra dritta e indirizzare la priorità delle risorse provenienti dalla tariffa verso gli investimenti necessari per raggiungere gli obiettivi del Piano d’Ambito: portare l’acqua a tutti e trattare tutte le acque che vengono scaricate. Senz’altro sotto profilo dell’igiene urbana e della tutela ambientale è indispensabile procedere in questa direzione.