Massimo e l’esperienza al Dynamo Camp. L’uomo ha potuto vivere a contatto con loro per vivere il periodo successivo al ricovero ospedaliero a Limestre, in provincia di Pistoia.

L’esperienza di Massimo

“Parlare del Dyamo è strano e molto difficile, perché pare di banalizzare un qualcosa di enorme. È come se dovessi raccontare la tua canzone preferita a una persona che non conosce il gruppo che la suona” ha affermato Massimo, pensando alla sua esperienza al Dynamo camp di Limestre di quest’estate. Massimo, è un farmacista nato a Legnago, oggi vive a Merate e lavora a Milano, per un’azienda che gli ha presentato l’opportunità di Dynamo, una realtà nata dal sogno dell’attore Paul Newman. Un camp di Terapia Ricreativa strutturato per ospitare gratuitamente per periodi di vacanza e svago bambini e ragazzi malati, in terapia o nel periodo successivo al ricovero ospedaliero a Limestre, in provincia di Pistoia. 

Qual è stato il tuo percorso verso Dynamo?

“L’azienda ha proposto questa opportunità a me e altri colleghi, siamo stati sottoposti a diversi test e vissuto un’esperienza intensa di 3 giorni, dove siamo stati bombardati di messaggi emozionali molto forti per riflettere sulla nostra capacità di gestire il gruppo di bambini, rimanendo ancora meno. L’azienda ci dava la possibilità di fare il week end con le famiglie, tre giorni, oltre a sponsorizzare il giovedì prima di iniziare. Ho aggiunto altri giorni dalle mie ferie per poter partecipare come prima esperienza una sessione completa di 9 giorni”.

Com’è composto il camp, come sono divisi i ragazzi?

“La possibilità viene offerta ai bambini e ragazzi dai 6 ai 17 anni, divisi nelle diverse casette del camp dai 6 ai 12 e dai 13 ai 17 anni, dove le diverse patologie sono mescolate, per non rischiare di ghettizzare. Nessuno, a parte i responsabili conoscono le patologie. Lo scopo è quello di farli divertire, attraverso le varie attività. Parliamo di persone che conducono una vita ordinaria, nonostante le terapie. Ci sono sessioni diverse, con esigenze diverse, anche culturale e linguistica. I ragazzi possono tornare al camp per tre anni, perché tra di loro possono rimanere in contatto. Una cosa molto interessante è quella che dentro al camp c’è il divieto assoluto di usare il telefono e anche loro apprezzano questa regola. Ogni sera il Responsabile di Casetta chiama i genitori dei ragazzi per raccontare la giornata e dentro alle casette ci si riunisce prima di dormire per riflettere sulla giornata che è trascorsa”.

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Com’è stato per te Dynamo, cosa ti ha portato?

“Pensavo di crollare, perché sono tanto emotivo e lì dentro è una pentola a pressione. Noi abbiamo uno psicologo a disposizione e un’ora, obbligatoria, in cui possiamo andare in un bar accessibile solo a noi, collegato con il paese, dove poter bere il caffè e riposare. Dietro c’è una preparazione enorme, i responsabili si incontrano per organizzare le giornate e far sì che tutto vada come programmato: attività, emozioni ed esperienze. È un posto dove sei spogliato da tutto ciò che sei fuori, non ci si scambiano nemmeno nomi e contatti, perché tutto rimane lì dentro e quando ci sei, è per loro, per i ragazzi. A me Dynamo ha dato molto e sono molto felice di tornare a fine anno, perché mi hanno selezionato per la sessione”.

Adele Oriana Orlando