Si chiama mal dell’esca la nuova piaga con cui devono fare i conti i viticoltori veronesi. Un problema antico, causa da sempre di moria delle vigne, ma che oggi è tornato a farsi sentire in maniera molto più forte e prepotente, danneggiando non solo i vitigni vecchi come accadeva un tempo, ma anche i nuovi impianti. Quest’anno si calcola che il mal d’esca abbia colpito dal 20 al 30% delle vigne, costringendo all’espianto delle piante morte e al reimpianto di nuove.

Un convegno sul problema

Ecco il perché del convegno promosso da Confagricoltura Verona dal titolo “Mal dell’esca: flagello viticolo del XXI secolo? – Stato dell’arte e possibili soluzioni”, che si svolgerà martedì 20 novembre alle 10 nella foresteria di Villa Serego Alighieri a Gargagnago, nel cuore della Valpolicella, con il contributo di Banco Bpm e partner tecnico i Vivai cooperativi Rauscedo.

I relatori

Il convegno sarà aperto da Paolo Ferrarese, presidente di Confagricoltura Verona e da Leonardo Rigo, responsabile della direzione territoriale di Verona e Nordest del Banco Bpm, e moderato da Giannantonio Armentano dell’Informatore Agrario. Quindi Michele Borgo, del Crea-vit di Conegliano, parlerà delle criticità del sistema vigneto nell’epidemia del mal d’esca; Yuri Zambon, ricercatore nell’ambito delle patologie vegetali dell’Università di Bologna, illustrerà il sistema dell’acqua attivata al plasma per una difesa ecosostenibile della vite; Roberto Trentin, tecnico specializzato nella patologia, spiegherà invece come si possa fare prevenzione attraverso la protezione dei tagli da potatura con il sistema Tessior; Fabio Sorgiacomo, altro tecnico di alta levatura, invece parlerà delle iniezioni endoterapiche con il nuovo metodo Corradi su vite. Le conclusioni saranno affidate a Christian Marchesini, vicepresidente nazionale e presidente veneto dei viticoltori di Confagricoltura.

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“I vigneti hanno una vita sempre più corta”

“Confagricoltura vuole indagare un problema antico per i vigneti, il cui nome richiama l’uso che si faceva un tempo delle viti morte per attizzare il fuoco – spiegano Ferrarese e Marchesini -. Quest’anno il problema è diventato molto più grave, con un’emergenza che riguarda le vigne giovani di 7-8 anni. Sappiamo che la causa della moria è un complesso enorme di funghi, più di 50 ceppi diversi, che attacca la vite e non le lascia scampo. Non si sa, invece, come mai oggi il mal dell’esca sia diventato così aggressivo, colpendo le viti giovani e in maniera così diffusa. Quel che è certo è che i vigneti hanno una vita sempre più corta, costringendo i viticoltori a investimenti pesanti per sostituire le piante morte. Oggi però si stanno affacciando nuove cure che possono riuscire a curare la parte malata delle piante e a guarirla. Nel convegno presenteremo i sistemi più innovativi, che possono consentire di recuperare le viti, evitando di perdere anni nel reimpianto”.