Ospedale Villafranca e viabilità parla Zanolli. L’intervista all’ex sindaco che avrebbe voluto il Magalini fuori dal centro storico.

Ospedale Villafranca e viabilità parla Zanolli

Lui è quello che ce l’ha fatta. Lui è l’uomo di sinistra che ha governato per quasi un mandato la città di Villafranca. E lui è quello che, nel pieno caos viabilistico legato all’apertura del polo unico Magalini, viene citato come «rimpianto» dall’ex leghista-giacobino Lino Massagrande: «Al taglio del nastro dell’ospedale il sindaco Roberto Dall’Ocaha ringraziato i predecessori ma ha dimenticato Luciano Zanolli, l’unico che aveva pensato che era meglio costruire l’ospedale fuori dall’abitato». Già, perché l’ex primo cittadino già nel 2004 aveva le idee chiare sia sulla location, sia sul contesto viabilistico. Ma la Regione lo aveva bellamente ignorato.

Zanolli, se l’aspettava questo tributo?

Mah, io ho sempre parlato con le persone, fa piacere che qualcuno ricordi.

Andiamo, quanti «ve l’avevo detto» ha sganciato in questi giorni?

No guardi, non sono abituato a fare questo tipo di affermazioni. Io le cose le dico al momento giusto, non mi piace ripetermi. Certamente non era difficile capire cosa sarebbe accaduto, non ero un illuminato: per me era di una semplicità sconcertante.

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Per chi era assente: lei voleva un vero polo unico e che non fosse in centro città.

Tutti volevano il polo unico, anche la Regione, che nel frattempo però diceva che si poteva continuare con il polo a due gambe. E anche la conferenza dei sindaci dell’Ulss 22 aveva votato all’unanimità questa soluzione, compresi i primi cittadini di Isola della Scala e Bussolengo.

L’incendio del Magalini è nel 2003, sindaco Maurizio Facincani. Lei subentra nel giugno del 2004.

A settembre mi arriva la lettera dell’assessore regionale alla Sanità Fabio Gava in cui mi informava di aver scritto al mio predecessore sul tema ospedale, ma di non aver mai avuto riscontro. Subito ci attivammo con dei professionisti realizzando uno studio che a novembre inviammo alla Regione. A quel punto Gava, in scadenza, alzò le mani dicendomi che non si sarebbe preso in carico la faccenda. Poco dopo la sua delega divenne di Flavio Tosi, la cui idea era di mantenere le due gambe, mentre io rimanevo convinto che due ospedali come Villafranca e Bussolengo ne facessero mezzo di buono, ma per il bene della mia comunità sono sempre stato collaborativo.

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Ma perché era così convinto?

Guardi il parallelo dell’Est veronese, dove già allora si andava spediti verso il polo unico di San Bonifacio: per realizzarlo erano stati acquistati 100mila metri quadrati, a cui se n’erano aggiunti altri 25mila. E sa a cosa servivano i secondi 25mila? A fare parcheggi, perché erano considerati insufficienti, così ne hanno fatti circa mille. A Villafranca tutto l’ospedale sorge su 28mila metri quadrati, il piano parcheggi prevede 200 posti, un numero che non basta per un supermercato. La Regione realizza un ospedale ma non i parcheggi, una cosa mai vista. Questo grazie ad amministrazioni comunali sempre state servili con Venezia. Io all’epoca ero in minoranza, direi isolato: ricordo una riunione al Cinema Verdi in cui mi insultavano dicendomi «ecco, arriva il pollo unico», come se non capissi nulla. Oggi sappiamo che il polo unico di San Bonifacio è costato 119 milioni di euro, quello di Villafranca, se si calcolano le spese effettuate e da effettuare per le strutture di Bussolengo e Isola della Scala, si aggira sui 200 milioni di euro. Posso definirlo pure un «danno economico»?

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Poi però il polo unico a Villafranca si è fatto.

Dalla sera alla mattina la Regione cambia idea e ci dice che il polo a due gambe è fallito e che bisogna fare quello unico. Ma non si vergognano?

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Dove lo avrebbe realizzato Luciano Zanolli?

Il mio studio spostava tutto di 500 metri, verso Pizzoletta, in località Brosol. Avevamo scelto quel punto perché la Grezzanella, una volta completata, sarebbe sfociata proprio in quella zona, e da lì sarebbe transitata pure la metropolitana di superficie. Ci eravamo attenuti alle tabelle regionali secondo le quali in casi di emergenza il nosocomio doveva essere raggiungibile da qualsiasi paese del comprensorio in 15 minuti. Eccetto da Malcesine, con il nostro progetto questo tempo era rispettato da ogni altra zona. Avevamo detto alla Regione che avremmo acquistato noi quell’area, ma ci era stato risposto picche. Per quanto riguarda i parcheggi noi avevamo previsto 800 posti, facendo riferimento a quello di San Bonifacio.

Ma dove li avreste realizzati?

Eliminando la palazzina dell’Aulss di fronte all’ospedale, che ad oggi ospita funzioni residuali spostabili altrove, avremmo costruito un parcheggio multipiano. Poi avremmo fatto una convenzione con i frati per i terreni di loro proprietà e altri posti li avremmo ricavati con un sotterraneo in via Trieste. L’unico spazio che stanno per inaugurare, quello a 300 metri dall’ospedale, è quello che avevamo ipotizzato noi. C’è poco da ricamare: si sono fatti cogliere impreparati all’apertura dell’ospedale.

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E sulla viabilità? Via Muraglie è più trafficata del raccordo anulare di Roma.

E’ un caos totale che vogliono risolvere con una rotondina, che ovviamente non risolverà nulla. E poi confondono la viabilità con l’accessibilità, che è una cosa diversa: io devo accedere in modo veloce e sicuro al servizio sanitario. Questi dicono che da via Bixio si può accedere con questi criteri: ma dove vivono? Per carità, i villafranchesi hanno votato in maggioranza la continuità con la scorsa amministrazione, quindi è chiaro che il problema per loro non esiste.

La sua teoria sul «servilismo» regionale è confermata dal mancato completamento della Grezzanella?

Che storia… ricordo quando l’ex sindaco Faccioli diceva che sarebbe andato a distruggere i tavoli regionali… si vede che ha cambiato idea. Nessuno ha ricordato che è la Provincia che decide le priorità infrastrutturali e le trasferisce alla Regione, e non mi pare che la Grezzanella sia stata individuata come tale. E’ incredibile, non riusciamo a portare a casa una circonvallazione: facciamo pena, abbiamo perso questo e altri treni.

Un’ultima domanda «politica»: come sta il centrosinistra villafranchese?

Dovrebbe chiederlo al segretario, non a me (ride, ndr). Diciamo che siamo l’unica componente in città che lavora, che ragiona, che si ritrova ancora. Nonostante la capacità e la passione non riusciamo a fare breccia nell’elettorato villafranchese. Certamente è difficile fare politica stando sempre all’opposizione: Paolo Martari e Isabella Roveroni sono figure capacissime, eppure sono state «respinte» dall’elettorato, anche a queste ultime elezioni comunali.

Benny Calasanzio

Pubblicata su Villfranca Week del 28 luglio 2018