L’amministrazione comunale di Verona ha deciso di querelare per diffamazione l’avvocato Francesco Miraglia, legale della nonna del piccolo Marco. Nei giorni scorsi – dopo che la sentenza della Corte d’Appello di Venezia ha revocato la condizione di adottabilità del bambino, stabilendo il suo ritorno alla famiglia affidataria e la possibilità di incontrare la nonna – Miraglia aveva paragonato la delicata vicenda di Marco a quanto successo a Bibbiano. In più, l’avvocato ha lasciato intendere che, anche nel Comune di Verona, ci sarebbero state procedure poco chiare.

“Vicenda strumentalizzata”

“Il fatto che qualcuno voglia strumentalizzare questa vicenda – ha detto il sindaco Federico Sboarina – accostando la nostra città ai fatti atroci e allucinanti avvenuti a Bibbiano è una cosa schifosa. Verona non c’entra nulla con quella realtà ed è strumentale e assolutamente inaccettabile che questo avvenga. Sfruttare la vicenda del piccolo Marco per farsi pubblicità significa dimenticare, o fingere di farlo, che l’obiettivo esclusivo dell’impegno di ciascuno deve continuare a essere il minore. Quindi, l’invito è di tornare ai punti fermi del nostro incarico, cioè quando si parla di piccoli e di bambini bisogna fare in modo di raggiungere il risultato lavorando duramente e in silenzio. L’accostamento di Verona ad altre realtà con risvolti tragici non può esistere in nessun caso. Chi dice il contrario, intanto lo deve dimostrare e poi, evidentemente, dovrà assumersi le responsabilità di una simile dichiarazione”.

“Indecente che si paragoni a Bibbiano”

“È indecente – ha detto l’assessore al Sociale Stefano Bertacco – che ci sia qualcuno pronto a strumentalizzare questa storia, paragonandola a Bibbiano, perché non c’è nulla in comune tra le due. È vergognoso che ci sia chi lasci intendere che i nostri Servizi sociali facciano affari con le cooperative. Per avere garanzia di massima trasparenza, i nostri Servizi sociali applicano le regole dei bandi europei sopra soglia, anche quando le cifre sono inferiori. Ognuno qui è abituato a lavorare in silenzio e a risolvere i problemi. Ed è quello che abbiamo fatto anche nel caso del piccolo Marco, che seguiamo fin da quando aveva pochi mesi”.

La versione del Comune di Verona

La vicenda. Per comprendere i ruoli della complessa vicenda va evidenziato che è il Tribunale dei Minori a chiedere la valutazione delle capacità genitoriali ed è il Consultorio familiare dell’Ulss a realizzarla. Nello specifico, il Consultorio dell’Ulss ha il compito di rilevare gli elementi sui quali la famiglia può lavorare. I Servizi sociali, successivamente hanno il compito di definire il progetto di tutela del minore.

Febbraio 2016, il Tribunale dei Minori dispone la valutazione della capacità genitoriali al Consultorio.

Marzo 2017, i Servizi sociali inviano la valutazione del Consultorio al Tribunale dei Minori. Non essendo i Servizi sociali titolari delle valutazioni vicarianti, affidate come da protocollo operativo al Consultorio, una volta ricevuta la relazione la devono trasmettere al Tribunale.

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Novembre 2017, il Tribunale dei Minori affida un nuovo incarico al Consultorio per realizzare una valutazione anche personologica dei nonni.

Settembre 2018, il Tribunale dei Minori, con decreto, dichiara l’adottabilità del bambino, mantiene il minore in ambiente etero familiare protetto e sospende i contatti con la nonna.

Ottobre 2018 decreto del Tribunale che stabilisce il passaggio alla nuova famiglia a rischio giuridico (per adozione) attraverso un ambiente neutro, rigettando le ragioni addotte dai Servizi sociali per un passaggio attraverso la famiglia affidataria.

Il 13 dicembre 2018, il piccolo Marco viene trasferito in comunità.

Febbraio 2019, il Tribunale dei Minori autorizza ai contatti con famiglia a rischio giuridico e stabilisce l’interruzione dei rapporti con quella affidataria. Pochi giorni dopo, l’ordinanza della Corte d’Appello stabilisce l’allargamento dei contatti con la famiglia affidataria.

“Unico obiettivo il benessere del bambino”

“Come sindaco, come amministrazione e come Servizi sociali – ha detto il sindaco Sboarina – abbiamo lavorato in questi mesi con un solo obiettivo, l’unico per cui tutti devono adoperarsi cioè il benessere del bambino e la sua affidabilità affettiva. Invece, lo scorso febbraio, Tribunale dei Minori e Corte d’Appello hanno preso nel giro di pochi giorni due decisioni diametralmente opposte sulla vicenda. Io stesso ho segnalato il fatto al ministro di Giustizia Bonafede e ho chiesto l’ispezione su questa assoluta incongruenza”.

Bertacco: “Abolire tribunale dei minori”

“Posso assicurare – ha detto l’assessore Bertacco – che in tutti gli incartamenti, in tutte le relazioni dei nostri assistenti sociali e psicologi non c’è una riga che metta in dubbio le capacità genitoriali dei nonni. C’è, invece, una relazione redatta dal Consultorio dell’Ulss, in seguito alla quale, il Tribunale stabilisce lo stato di abbandono del minore e la sua adottabilità. A seguito di ciò, noi abbiamo provato di tutto affinché, nel percorso di avvicinamento ai nuovi genitori, il piccolo potesse rimanere alla famiglia affidataria, ma il Tribunale ha stabilito il trasferimento in comunità. Ricordo che, proprio per denunciare l’ingiustizia perpetrata nei confronti del piccolo Marco, io stesso presentai un’interrogazione parlamentare. A fronte di tutto questo, è evidente come sia assolutamente vergognoso paragonare la vicenda del piccolo Marco a quanto avvenuto a Bibbiano. Ma se c’è un lato positivo in quello che è accaduto a Bibbiano è aver messo in luce un sistema che fa acqua da tutte le parti e che va profondamente rivisto. Insieme ad altri miei colleghi parlamentari, ho già depositato un disegno di legge per l’abolizione del Tribunale dei minori e per l’istituzione del Tribunale della famiglia in ogni città.
L’auspicio è che questi chiarimenti servano per mettere la parola fine sulla vicenda del piccolo Marco, che ci ha toccato tutti da vicino”.