Ricostruzione del seno: tracciare una fine al dolore. Dalla Clinica San Francesco un nuovo input: “Le donne mastectomizzate mettono fine alla parola cancro”.

Una traccia indelebile

La mastectomia resta la traccia indelebile del passaggio del cancro, ma grazie alla ricostruzione della mammella per molte donne, è stato possibile mettere la parola “fine” alla malattia e ripartire.

Quasi tutte le donne che hanno subito un intervento di mastectomia scelgono la chirurgia ricostruttiva. Si tratta di una pratica chirurgica che molto spesso è consigliata dallo stesso oncologo e si può realizzare da subito, durante lo svuotamento totale o parziale della mammella, è possibile ricostruire grazie all’innesto di una protesi o di tessuto adiposo.

Ottobre: mese della prevenzione

In occasione del mese dedicato alla prevenzione del tumore al seno, ci siamo fatti raccontare proprio dal pioniere della ricostruzione della mammella con il grasso prelevato attraverso liposuzione, il chirurgo plastico della Clinica San Francesco, Gino Rigotti, di cosa si tratta e quali sono i vantaggi di questo tipo di ricostruzione.

 

Dottor Rigotti, lei è il pioniere della procedura di ricostruzione del seno con l’utilizzo del tessuto adiposo. Si tratta di un’operazione chirurgica che può essere proposta a tutte le pazienti che hanno affrontato una mastectomia?

“La ricostruzione del seno, post mastectomia, è una procedura chirurgica che si propone al 100% delle pazienti, poiché non vi sono controindicazioni o impedimenti tecnici. L’unico caso in cui non è possibile effettuare questo tipo di ricostruzione è quando nella paziente non vi è presente grasso corporeo, perché il tessuto adiposo che innestiamo per riempire il seno della paziente lo preleviamo dalla stessa”.

 

Quanto tempo deve trascorrere tra l’intervento di mastectomia e quello di ricostruzione della mammella?

“La ricostruzione della mammella con l’innesto del tessuto adiposo può essere realizzata anche  durante l’intervento di demolizione a meno che non si debba aspettare un lasso di tempo tale per ottenere i risultati istologici sul tessuto prelevato oppure perché prima devono essere somministrate terapie complementari come radioterapia o chemioterapia”.

Quali sono i vantaggi della ricostruzione del seno con il tessuto adiposo rispetto a quella realizzata con protesi?

 

“I vantaggi della ricostruzione della mammella con tessuto adiposo sono essenzialmente tre. Dopo un intervento di ricostruzione con tessuto adiposo la paziente recupera completamente la sensibilità di tutta la parte coinvolta dall’intervento di svuotamento. Questo è un aspetto fondamentale, che da un’operazione di ricostruzione con protesi, non è contemplato.

Da punto di vista morfologico, quella con adipe è la ricostruzione migliore perché diminuisce la necessità di rendere simmetrico il seno interessato con quello non operato e diminuisce anche la necessità di rimodellamento. Ultimo grande vantaggio della ricostruzione grazie al tessuto adiposo è quello di mettere la parola “fine” alla malattia. Infatti, una volta realizzato l’intervento di riempimento con il tessuto adiposo, la paziente è consapevole che lo fa per tutta la vita, contrariamente all’innesto di una protesi che, dopo un numero di anni, deve essere necessariamente sostituita”.

 

 

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Dati italiani sul tuomre al seno

Il tumore al seno rappresenta il 29% dei tumori che colpiscono le donne, il rischio di ammalarsi aumenta con l’aumentare dell’età e le sue probabilità di sviluppo sono di una donna su 42 fino ai 49 anni, una donna su 18 tra i 50 e i 69 anni e di una donna su 21 tra i 70 e gli 84 anni.

Purtroppo, come spiegato dai dottori della clinica, anche il trend d’incidenza del cancro al seno in Italia appare in leggero aumento circa lo 0,9% ogni anno, mentre continua a calare la mortalità (– 2,2 % per anno). Si è osservato che esiste una differenza minima di mortalità tra le diverse zone del nostro Paese: 37,6 casi ogni 100mila donne al Nord, 31,8 casi al Centro e 34,1 casi al Sud e nelle Isole.

L’urbanizzazione

Il tumore al seno colpisce le zone del mondo in maniera non eterogenea, nel senso che i tassi più alti si riscontrano nei paesi economicamente più avanzati. “Uno dei fattori che sicuramene influenzano l’aumento del rischio di ammalarsi di cancro al seno, lo possiamo definire, fattore d’urbanizzazione. – ha spiegato il chirurgo Gino Rigotti, padre della ricostruzione mammaria con tessuto adiposo – Non sappiamo se questo fattore sia correlato a cause prettamente ambientali, ma sicuramente abbiamo osservato che anche le donne provenienti da continenti diversi dal nostro, come può essere l’Africa, dove i centri non sono cosi urbanizzati, quando arrivano in Europa, si ammalano con la stessa incidenza delle donne nate e cresciute qui”.

La prevenzione è importante

La diminuzione della mortalità per tumore al seno è da attribuire, sicuramente, alla sempre maggior diffusione di programmi di prevenzione e diagnosi precoce, che quali tutte le strutture, pubbliche e private, promuovono a livello nazionale. Anche la sopravvivenza a 5 anni delle donne con tumore della mammella in Italia rappresenta una buona percentuale, si parla dell’87%, anche in questo caso esistono piccole differenze relative alle diverse macro aree del Paese: 88% nel Nord, 87% nel Centro e al Sud l’85%.

La diagnosi precoce resta ancora l’unica arma in grado di sconfiggere questa malattia.

Fonte dati: Airc, Associazione italiana per la ricerca sul cancro