Il provvedimento di revoca, approvato in luglio, avrà effetto da gennaio 2020. Riguarderà tutte le persone con reddito inferiore a 29mila euro annui.

Sanità: dal 2020 abolito il superticket

Il superticket, introdotto nel 2011 dall’allora Governo Berlusconi, è una quota di 10 euro richiesta al cittadino nel momento in cui salda una qualsiasi prestazione sanitaria, dagli esami del sangue alla visita specialistica. La Regione Veneto già nel passato aveva scelto di rimodulare il ticket nazionale riducendolo a 5 euro per chi ha redditi più bassi. Questo nuovo taglio è potuto avvenire grazie alla ripartizione di 60 milioni di euro decisa dal Ministero della Salute a vantaggio delle Regioni che in questi anni hanno messo in atto misure per ridurre la quota di quest’imposta alle fasce più fragili della popolazione. Il provvedimento di revoca, approvato in luglio, avrà effetto da gennaio 2020 e riguarderà tutte le persone con reddito inferiore a 29mila euro annui.

“Una scelta di equità che ci auguriamo diventi operativa in fretta, magari senza aspettare il 2020, e per una platea più allargata possibile”.

Questo il commento di Gianni Peruzzi, Presidente di ANAP Verona, l’associazione di rappresentanza degli artigiani pensionati che in provincia conta oltre 1.600 aderenti (26mila in Veneto), alla notizia che La Giunta della Regione Veneto ha deciso di abolire il cosiddetto “superticket” sulle prestazioni specialistiche ambulatoriali. ANAP valuta positivamente il provvedimento regionale e auspica che tale scelta sia allargata a tutta la popolazione e non solo per il 2020.

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La denuncia dell’Anap

Gli effetti del superticket sono stati denunciati dall’ANAP, come dalle altre associazioni dei pensionati, già da tempo.

“Molti pensionati – sottolinea Peruzzi – hanno rinunciato alle visite a causa dei costi elevati e delle lunghe liste di attesa, a vantaggio della sanità privata che, per una serie di prestazioni, costa meno del pubblico gravato dal ticket. Il Tribunale dei Diritti del Malato di Cittadinanzattiva ha infatti denunciato che, dal 2016, nel Veneto, il 15% della popolazione (circa 750mila persone) deve rinunciare a curarsi perché non può pagare il superticket. Ben venga quindi la scelta della Giunta Regionale”.