Sciopero S.I. Cobas paralizza il magazzino Tigotà di Broni. Casonato, responsabile risorse umane di Tigotà: “A rischio attività distributiva e continuità dell’azienda”.

Sciopero S.I. Cobas paralizza il magazzino Tigotà di Broni

“Da stamattina un gruppo sparuto di iscritti ai S.I. Cobas blocca il cantiere di Broni, dove da meno di un anno abbiamo insediato un magazzino per la gestione della distribuzione delle nostre merci gestito dalla società Winlog”. A parlare è Stefania Casonato, responsabile risorse umane di Tigotà, brand nazionale specializzato in prodotti per il benessere della persona e la cura della casa.

La protesta scoppia a pochi giorni dall’approvazione del “patto di legalità” sottoscritto da Cgil, Cisl e Uil con le aziende Flexilog e Winlog in collaborazione con il Sindaco e l’Amministrazione Comunale di Broni, un protocollo sindacale che sancisce i principi fondamentali alla base di un’economia sana e va a normare la gestione del sito, garantendo aspetti di legalità, rispetto delle normative e tutela delle persone impiegate nel settore. Il 3 ottobre è prevista l’assemblea delle organizzazioni sindacali e delle associazioni datoriali che spiegherà ai lavoratori i termini del protocollo, in fase già avanzata di condivisione.

Venerdì scorso è invece arrivato l’out out dei Cobas: o l’ok alle rivendicazioni, o sciopero. I S.I. Cobas hanno così indetto la protesta sindacale facendo intervenire anche iscritti da altri depositi, creando disagi e vessando i lavoratori intenzionati a non scioperare.

Le motivazioni dello sciopero

“Il motivo principale dello sciopero – stigmatizza Casonato – riguarda alcuni lavoratori della Winlog, società fornitrice dei servizi di movimentazione nel deposito di Broni e datore di lavoro di tutti i lavoratori impiegati all’interno dello stesso, i cui contratti a termine attivati qualche mese fa per un picco di lavoro e in scadenza oggi, non saranno trasformati a tempo indeterminato: una scelta dovuta al fatto che le attività di questo sito startup, avviato meno di un anno fa a fine 2018, non sono ancora a pieno regime”.

“A fronte di questa grave situazione abbiamo già chiesto un incontro presso i tavoli istituzionali. Qui non ci sono né la volontà né la sana dialettica per costruire un ambiente di lavoro più equo, ma un atteggiamento profondamente antimpresa. Chiediamo alle Istituzioni di prendere atto oggi, con urgenza, di questa situazione che va contro l’interesse della collettività in nome della tutela corporativa di una minoranza che ricatta, a prescindere, le aziende, anche quando c’è il pieno rispetto delle normative e la regolarità nella gestione dei rapporti di lavoro. In quest’area ci sono anche altri operatori del commercio e della logistica e tutti stiamo patendo il disagio di uno sciopero ingiustificato, che rischia non solo di compromettere la regolare distribuzione delle merci, ma a lungo andare anche di mettere in crisi la continuità aziendale con il rischio gravissimo di forti perdite occupazionali”.

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Ritardi nelle consegne

A fronte delle rivendicazioni dei Cobas, Casonato ricorda che l’attuale datore di lavoro applica correttamente il contratto di settore ed è in regola con versamenti contributivi e stipendi, che arrivano puntuali e vengono controllati mensilmente anche dal committente.

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Casonato evidenzia che per la gestione del sito Tigotà a Broni sono già stati assunti circa 70 addetti a tempo indeterminato e che la volontà del datore di lavoro è di procedere a confermare le risorse decorsi i 12 mesi di contratto, arrivando a portare l’organico a regime non appena la fase di start up si sarà stabilizzata.

“Siamo fortemente preoccupati dalle conseguenze di questo sciopero in termini di gravi ritardi nelle consegne, ma soprattutto di disagi per i nostri Colleghi delle filiali. Per questo sono doverose le scuse ai nostri Clienti ma anche ai nostri 4300 collaboratori di tutt’Italia che attendono la merce e che subiranno a loro volta pesanti cambiamenti nei turni e nell’organizzazione del lavoro” conclude Casonato.