Traforo: arrivata la sentenza del Consiglio di Stato. Sboarina: “Come dicevamo, opera già morta da anni. Adesso lavoriamo a una soluzione realizzabile”.

Technital perde il ricorso

Il Consiglio di Stato ha depositato ieri, giovedì 24 gennaio 2019, la sentenza che, sul progetto del traforo, ha dato ragione agli uffici tecnici comunali, legittimandone gli atti adottati.
Il 7 aprile 2017, infatti, visto che l’opera non era più economicamente realizzabile, era stato revocato l’affidamento del project alla Associazione Temporanea di Impresa, capeggiata da Technital. Da qui, è scaturito il ricorso al Tar da parte della stessa Technital, sul quale ieri il Consiglio di Stato ha messo definitivamente la parola conclusiva.

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Un provvedimento atteso dal sindaco

“Il progetto del traforo, così come era stato pensato dalla precedente amministrazione, era già morto anni fa – commenta il sindaco Federico Sboarina -. La sentenza di ieri del Consiglio di Stato non ha fatto altro che certificarlo in via definitiva. Un provvedimento atteso sia dal punto di vista politico ma anche da quello pratico. Da oggi, infatti, tramonta del tutto la parola traforo e possiamo lavorare ad un nuovo progetto per l’attraversamento a nord della città, indispensabile per dare soluzione al problema del traffico cittadino”.

 

Lo sguardo è al futuro, ma l’occasione è buona per puntualizzare il passato

“Si sono persi anni” ha detto il sindaco, sottolineando “la grave responsabilità di chi ha sempre difeso quel progetto di traforo descrivendolo come l’unica soluzione possibile e fattibile. Era invece evidente già allora che non era più realizzabile: le condizioni erano cambiate, il progetto non era più finanziabile e nessuna soluzione alternativa era arrivata dai concessionari. Per anni, i cittadini sono stati presi in giro, con bugie su un’opera che, di fatto, era morta molto tempo prima. Così come, bugie sono state dette sulla nostra posizione, riteniamo di fondamentale importanza per la città un passaggio a nord. Stiamo già lavorando a soluzioni non di facciata, ma realizzabili. Sarà un’opera compatibile con le indicazioni del Pums, che ci aiuterà a trovare la versione migliore. Di certo non sarà una tangenziale in città, ma una strada urbana che collegherà i quartieri da est ad ovest. E, soprattutto, sarà un’opera sostenibile economicamente”.

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Il Pums

“Quanto all’escussione della cauzione provvisoria, il Consiglio di Stato, al contrario del parere ANAC e del TAR Veneto, ha riconosciuto la concreta incidenza, sui profili di bancabilità del progetto, degli effetti della notoria crisi economica della prima decade degli anni 2000, evento straordinario ed imprevedibile, al fine di escludere che il contratto non sia stato sottoscritto per fatto imputabile a Technital” spiegano dal Comune. Nei dettagli tecnici l’assessore ai Lavori pubblici e Infrastrutture Luca Zanotto ha affermato: “Il Pums è uno strumento fondamentale per pianificare la viabilità dei prossimi anni, da cui emergerà un ventaglio di soluzioni possibili per risolvere i problemi del traffico, tra cui anche il passaggio a nord delle Torricelle. Solo allora saremo in grado di pianificare la mobilità del futuro, tenendo in considerazione che il traffico si risolve non solo creando infrastrutture, ma anche potenziando il trasporto pubblico e la mobilità attiva”.

 

Iter traforo

Dopo che, a inizio 2013, il Raggruppamento Temporaneo di Imprese, con mandataria Technital Spa, si è aggiudicato la concessione provvisoria per la progettazione, realizzazione e gestione del Passante nord delle Torricelle, il soggetto promotore già a novembre 2013, chiedeva la modifica del progetto, proponendo di realizzare l’opera in due fasi: nella prima, la realizzazione di una canna e poi l’altra. Questo a causa delle mutate condizioni del mercato finanziario.

Nel dicembre 2014 l’Anac dichiara inammissibile la modifica del Piano economico finanziario, nonché i termini e le modalità di esecuzione del project financing rispetto alle procedure di gara già adottate dal Comune.

Nel 2015 viene abbandonato definitivamente il primo progetto e il soggetto promotore, inoltre, chiede che al Comune di assumersi al suo posto i rischi previsti dal Piano economico finanziario. Condizione inaccettabile tanto che nel 2016, non essendoci più gli elementi per poter procedere, gli uffici tecnici comunali chiedono all’ex giunta di revocare l’affidamento del project e di escutere la fideiussione.

 

Il 7 aprile 2017, nonostante la volontà di procedere dell’ex giunta, il dirigente responsabile unico del procedimento dichiara decaduta l’aggiudicazione definitiva della concessione. Technital, dopo aver preso atto della revoca e della richiesta della fideiussione, impugna la determina e fa ricorso al Tar che, con due sentenze, l’ultima risalente allo scorso novembre, dà piena ragione al Comune. Technital ricorre quindi al Consiglio di Stato.