Tassare gli abiti da sposa troppo scollati. L’idea arriva direttamente da chi, solitamente, i matrimoni li celebra e ha già sollevato un polverone, tra favorevoli al ritorno di un gusto più “casto” e contrari che vogliono poter esprimere la propria libertà anche nella scelta dell’abbigliamento per il giorno più bello della propria vita.

Tassare gli abiti da sposa troppo

Don Cristiano Bobbo, parroco di Oriago e Ca’ Sabbioni, sapeva bene che la sua provocazione, apparsa tra le pagine del settimanale parrocchiale “Una voce nella Riviera”, avrebbe fatto discutere e non poco. Il prete, infatti, ha suggerito di mettere una tassa ai vestiti da sposa succinti e appariscenti così da scoraggiare le spose che sempre più spesso si lasciano “deformare dalla moda, che oggi sembra imporre modelli che amano sguazzare nel fango dei sentimenti e delle esperienze deviate o debordanti”.

Favorevoli e contrari

La proposta ha immediatamente infiammato il dibattito tra chi la ritiene giusta e doverosa, e chi, invece, ritiene a rischio la propria libertà personale. L’unica certezza è che i riflettori si sono accesi su una questione che don Cristiano ritiene di primaria importanza, nel momento in cui afferma: “C’è uno stile di dignità e riserbo che dev’essere riconquistato”. Rimane molto difficile da credere che qualcuno possa cambiare idea in nome del riserbo, ma chissà se il pensiero della “tassa décolleté” riuscirà là dove il buon gusto ha fallito.