In occasione dell’inaugurazione della mostra “Vera: ogni donna è Vera, come vera è la sua storia”, l’assessore alla cultura di Sommacampagna Isabel Granados ha lanciato un messaggio forte e diretto al mondo delle religioni patriarcali.

Violenza sulle donne: “Manca il contributo della chiesa”

L’assessore Granados ha infatti voluto fare un appello affinché anche i ministri religiosi prendano posizioni nette contro la violenza sulle donne: «In qualità di assessore, ascoltando la gente, ho scoperto la quantità di problemi che abbiamo anche nel nostro paese, 
tante donne mi dicono: “Dovrei andarmene, ma il prete mi dice porti pazienza per i figli”. Evidentemente non stiamo andando dalla stessa parte. Dobbiamo invece integrare le forze: non basta da solo il lavoro di istituzioni, ospedali e forze dell’ordine. Le religioni patriarcali hanno un ruolo, possono sicuramente dare una mano importante». L’assessore spiega che, poiché nell’isolamento in cui spesso vengono a trovarsi le donne vittime di violenza, la chiesa rimane uno dei pochi luoghi di relazione per le vittime. «Visto che la chiesa spesso non viene interdetta alle donne vittime di violenza, potrebbe essere una chiave importante, se i preti le aiutano. Anche per questo mi è dispiaciuto molto che, nonostante io abbia mandato l’invito ai tre parroci di capoluogo e frazioni a prendere parte all’inaugurazione, nessuno si è presentato. Sicuramente hanno tanto da fare, ma era una cosa importante. Abbiamo invitato forze dell’ordine e associazioni e in molti hanno partecipato, L’assenza dei parroci mi è dispiaciuta molto. Potrebbero darci una mano importante nell’aiutare le donne».

L’appello al Papa

L’assessore ha anche voluto lanciare il suo messaggio direttamente a Papa Francesco.
«Ho visto che il papa ha fatto spesso dichiarazioni contro i mafiosi o preti pedofili con posizioni molto dure, vorrei che la chiesa prendesse posizioni dure anche contro chi esercita violenza in famiglia». 

L’obiettivo, precisa Granados, è muovere le coscienze. Di seguito pubblichiamo il video dell’appello fatto dall’assessore il giorno dell’inaugurazione della mostra.

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Il parallelo con le dittature militari

Isabel Granados, che ha vissuto in prima persona l’esperienza della dittatura militare in Argentina, sottolinea quanto sia calzante il paragone fra quello che succede nel cervello di una donna vittima di violenza e quello che avviene alla popolazione sotto una dittatura militare. «Ricordo come i militari hanno fatto irruzione a scuola il giorno del golpe e la campagna di paura che è seguita, il coprifuoco, l’isolamento, l’incutere terrore, chi parlava o si ribellava era un decaparacido in più. E’ esattamente la stessa cosa che succede con le donne quando un uomo le allontana dalle amicizie, le isola dal mondo esterno. Da questa condizione si esce quando si comincia a parlare di nuovo con qualcuno, noi, in Argentina, abbiamo cominciato ritrovandoci per organizzare manifestazioni. Ricordo di essere andata persino a una manifestazione mentre ero incinta. Sapevo che era pericoloso, ma pensavo “Almeno che mia figlia nasca in libertà”».