E’ stata definitivamente chiusa l’attività d’indagine avviata il 5 maggio dello scorso anno dopo la brutale aggressione al team manager del Chievo Verona, Marco Pacione, consumata all’interno del centro sportivo di Calmasino di Bardolino.

Irruzione nel centro sportivo di Veronello

Quella mattina, personale digos era intervenuto presso l’Hotel Veronello, poiché 7 tifosi appartenenti al gruppo ultras “Gate Seven”, noncuranti degli inviti a desistere del custode, si erano introdotti all’interno della proprietà privata dove era in corso un allenamento programmato “a porte chiuse” cercando un “faccia a faccia” con i giocatori sui pessimi risultati calcistici sino a quel momento collezionati.

L’aggressione

E’ bastato davvero poco per passare dalle parole ai fatti: il team manager Pacione, intervenuto per sedare gli animi, era stato brutalmente aggredito da due dei sette giovani ricevendo violenti pugni e calci al torace e alla testa che gli sono costati il trauma cranico facciale e la frattura costale con una iniziale prognosi di 20 giorni. Mentre i due si stavano accanendo sulla vittima prescelta, gli altri, non dissociandosi dall’azione, assistevano all’aggressione proferendo insulti di vario genere. Ne era nato un parapiglia generale e, solo con l’ausilio di altri dipendenti del centro sportivo, a fatica, i sette erano stati allontanati.

Individuati tutti i responsabili

La visione delle immagini registrate dalla telecamera del centro sportivo, nonché le preziose e meticolose descrizioni fornite dalla parte offesa e da chi aveva assistito al pestaggio, combinate al patrimonio informativo e alle tecniche d’indagine, hanno consentito agli agenti della digos – che ogni fine settimana monitorano la tifoseria più calda del Chievo Verona – di identificare i due aggressori materiali. Successivamente, dopo la visione delle immagini di varie
partite disputate al Bentegodi, sono stati individuati anche gli altri cinque che, avendo costretto il custode del centro sportivo a subire la loro illecita introduzione in un’area riservata, hanno concorso nel reato di violenza privata.

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Daspo

L’attività d’indagine, coordinata dal Sost. Proc. Elisabetta Labate, ha portato al rinvio a giudizio dei 7 tifosi del Chievo Verona. Nel corso degli interrogatori delegati dal PM, i sette hanno ammesso le loro responsabilità in ordine ai fatti contestati. Contemporaneamente è stato avviato il procedimento amministrativo per inibire loro, in futuro,
l’accesso agli stadi nel corso di manifestazioni sportive: nei confronti due aggressori, noti ultras del “Gate 7”, già gravati da precedenti di polizia specifici, nonché colpiti da daspo ancora in atto all’epoca dei fatti, il Questore di Verona Ivana Petricca ha emesso un nuovo daspo della durata di 8 anni con obbligo di firma. Degli altri cinque, a due di loro, gravati da precedenti specifici, è stato comminato un daspo della durata di 5 anni con obbligo di firma; agli altri 3, un daspo della durata di un anno.