Funerale Gennaro Ronda chiesa stracolma lo strazio dei genitori. E i detenuti del carcere di Montorio, sconvolti dalla morte del giovane, chiedono a Fra Beppe Prioli di portare la loro vicinanza.

Funerale Gennaro Ronda chiesa stracolma lo strazio dei genitori

Le grida, disperate, di mamma Giuseppina e di papà Carmine. A squarciare il silenzio, i cuori e le anime dei tanti presenti. Grida di dolore interiore e fisico, grida di genitori che hanno perso la cosa più cara, più preziosa della loro stessa vita. E, dietro di loro, sorretta dalle amiche, incapace finanche di stare in piedi, la compagna, Dajana, mamma, disorientata dalla sofferenza, della piccola Rosy, compagna di un uomo da cui, è ufficiale, aspettava il secondo figlio. Il funerale di Gennaro Ronda, morto giovedì 9 maggio a Valeggio, celebrato oggi nella chiesa di Vanoni Remelli, frazione di Valeggio, è stato da una parte attestazione di affetto e stima per Gennaro e per i suoi familiari, dall’altro un’insostenibile quanto vaga idea del dolore che accompagnerà tutta la vita i suoi cari: una tragedia che mai avrà fine e che il tempo non allevierà.

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Il corteo con la bara in spalla

Il corteo funebre, a piedi con bara in spalla, era partito poco dopo le 15 dalla casa dei genitori, in cui Gennaro viveva con Dajana: l’abitazione si trova esattamente nella strada accanto la chiesa, a poche decine di passi. Quando il feretro bianco era uscito dall’abitazione, un palloncino rosso a forma di cuore era volato in alto nel cielo, a sfiorare, se non a raggiungere, quel 22enne, padre di famiglia, che in testa non aveva grilli ma progetti e sogni legati, rigorosamente, alla sua famiglia.

C’era anche il sindaco

Tantissime, dicevamo, le persone presenti, e tra di loro anche il sindaco di Valeggio, Angelo Tosoni: impossibile per la chiesetta della frazione, contenere tutti. C’erano anche i colleghi della Moorer di Cavalcaselle, azienda per la quale Gennaro lavorava e dove si preparava ad essere confermato, dopo aver dimostrato impegno e serietà. “Nemmeno Gesù, talvolta, trovava le parole, figuriamoci noi – ha detto durante l’omelia il parroco don Mario – Quanti se, quanti ma… in fondo ci sembra di non vedere la luce. Non sappiamo quando, Gennaro, ma ci rivedremo”.

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Presente anche “Fra Lupo” confessore dei detenuti

Non è passata inosservata la presenza, come concelebrante, di Fra Beppe Prioli, detto “Fra Lupo”, che da oltre 40 anni si dedica all’assistenza spirituale degli ergastolani prima e dei detenuti veronesi poi: “I detenuti sono rimasti colpiti leggendo di questa tragedia, e mi hanno chiesto di portare una preghiera e una riflessione al funerale del giovane Gennaro” ci ha spiegato.

L’intervento dell’amico di famiglia

L’intervento della collega della Moorer