Cronaca Verona Città16 Agosto 2018

La mappa italiana dei ponti a rischio. LE FOTO CHE FANNO PAURA IN LOMBARDIA

Molti hanno superato la durata di vita per la quale sono stati progettati.

C’è anche il cavalcavia di Isella a Civate, chiuso al transito ormai dal novembre 2016, nella mappa italiana dei ponti a rischio. Dopo la tragedia del Ponte Morandi a Genova l’attenzione si fa alta e il tema è quantomai caldo.

Cavalcavia di Isella

Un tema che per altro, nella nostra provincia, è sotto la lente di ingrandimento da due anni, ovvero dal crollo del cavalcavia di Annone. Una tragedia costata la vita al civatese Claudio Bertini. I lavori di ricostruzione, dopo due anni di polemiche, sono iniziati nel maggio di quest’anno e si sono già interrotti più volte. Come detto però nel lecchese da due anni siamo alle prese con la pericolosità del ponte che sovrasta al Super 36 collegando il centro di Civate con la frazione di Isella. Nel corso dell’ultimo anno sono stati diversi gli allarmi per la caduta di calcinacci.

 

 

Pubblicato il bando

La svolta, per il ponte civatese, che è stato appunto inserito dal Cnr nella mappa delle strutture a rischio, fortunatamente è finalmente  arrivata a luglio con la pubblicazione del bando, da oltre  due milioni di euro,  per le opere di rifacimento.

Le altre strutture lombarde a rischio

Sempre secondo la nota realizzata il ponte di Isella è purtroppo in “cattiva compagnia” . Sono davvero tanti i ponti, in Italia, che fanno paura. In tutti i casi parliamo di infrastrutture stradali costruite tra il 1955 e il 1980, con caratteristiche e tecnologie simili: ponti in calcestruzzo armato che in molti casi hanno superato, oggi, la durata di vita per la quale sono stati progettati e costruiti.

“Attenzionato” anche il  il viadotto sulla statale 42 del Tonale all’altezza di Ponte di Legno (Brescia). E non è finita qui.

 

I ponti sulla Milano Meda

Ad essere sorvegliati speciali sono anche alcuni ponti sulla sulla Superstrada Milano-Meda, in Brianza: due (Cesano Maderno e Bovisio Masciago) . Proprio recentemente Regione Lombardia ha  stanziati 200mila euro per la verifica e la messa in sicurezza di questi  cavalcavia.  Un finanziamento che si aggiunge ai 2,8 milioni previsti dalla Regione per la manutenzione della Superstrada.

La situazione in tutta Italia

Da Nord a Sud, nessuno è esente dai pericoli. In Italia i ponti sono un milione e mezzo, sotto controllo perché datati e malandati ce ne sono 60mila.  E tuttavia se i ponti che “hanno superato la durata di vita per la quale sono stati progettati” sono decine di migliaia, quelli ad alto rischio sono una ventina. Ecco la mappa globale

Un contributo di peso

18/08/2018

Precisazione del direttore dell’Istituto di tecnologia delle costruzioni del Consiglio nazionale delle ricerche Cnr-Itc, Antonio Occhiuzzi, in merito ad alcune notizie apparse sui media a seguito del crollo del Viadotto Morandi di Genova.

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Relativamente al crollo del Viadotto Morandi, merita chiarire che gli unici dati ufficiali di cui si è a conoscenza riportano la presenza, nella rete stradale italiana, di poco meno di 50.000 opere infrastrutturali tra ponti, gallerie e manufatti di importanza minore. La gran parte dei ponti stradali italiani è stata realizzata nel secondo dopoguerra, negli anni ’50 e ’60; di questi, una parte significativa è tutt’ora a servizio di arterie caratterizzati da elevati volumi di traffico, sia in termini di numero di veicoli pesanti che in termini di corrispondente intensità di carico. Incrociando i due fattori caratteristici ‘età superiore a 50 anni’ e ‘volumi di traffico elevati’ si arriva a stimare in circa 10.000 il numero di ponti e viadotti stradali che richiedono uno specifico controllo del grado di sicurezza statica.

Il grado di sicurezza statica, pari al rapporto tra la ‘capacità di resistere’ e la ‘domanda di resistenza’ associata alle azioni agenti sull’infrastruttura, varia tra 0 (corrispondente a una struttura pericolante) e 1 (corrispondente a un ponte perfettamente progettato e realizzato con le tecniche e le tecnologie odierne) e rappresenta una sorta di ‘voto’ assegnato alla sicurezza strutturale dell’infrastruttura. Una volta che tale ‘voto’ sia disponibile, l’ente gestore può decidere se accontentarsi del grado di sicurezza così misurato o tentare di aumentarlo mediante opere di manutenzione straordinaria o mediante l’abbattimento e la ricostruzione dell’infrastruttura. È evidente che nella generalità dei casi il voto assegnabile ad un ponte esistente è minore di 1.

Per ciascuna opera da prendere in considerazione, è possibile determinare il ‘voto’:

–          Recuperando la documentazione progettuale e quella esecutiva dell’epoca di realizzazione;

–          Rilevando le caratteristiche geometriche e materiche dell’opera;

–          Prelevando saggi e campioni dei materiali di cui l’opera si compone e sottoponendo tali campioni a prove di laboratorio;

–          Effettuando valutazioni quantitative sul comportamento strutturale dell’opera all’attualità;

–          Installando, eventualmente, sensori di varie tecnologie per valutare l’andamento del tempo del grado di sicurezza residuo (ma solo dopo aver effettuato la prima valutazione quantitativa).

In assenza di tali procedure di valutazione quantitativa è impossibile dare giudizi di qualunque tipo in merito alla scurezza. Non risulta che tali procedure siano state applicate in modo sistematico alla rete stradale italiana e, di conseguenza, non esistono ‘liste’ o ‘mappe’ relative alla pericolosità dei ponti stradali italiani. A differenza di quanto riportato da vari organi dei mass media, il Consiglio Nazionale delle Ricerche non ha mai redatto tali ‘liste’ o ‘mappe’.

Antonio Occhiuzzi
Direttore Istituto per le tecnologie della costruzione del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Itc)

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