Omicidio pornostar Federica Giacomini alias Ginevra Hollander 30 anni all’assassino. La Cassazione metta la parola fine ad crimine orrendo. Vivevano insieme in Valpolicella.

Omicidio pornostar Federica Giacomini alias Ginevra Hollander 30 anni all’assassino

“Alla luce di quanto premesso il ricorso deve essere respinto. Segue la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali. Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali”. E’ con questo dispositivo della Corte di Cassazione che si chiude la triste vicenda di Federica Giacomini alias Ginevra Hollander, la pornostar uccisa nel 2014 dal suo compagno Franco Mossoni, con cui vivevano a Corrubbio di Negarine, frazione di San Pietro in Cariano, in Valpolicella. Con sentenza in data 7/4/2017 la Corte d’assise d’Appello di Venezia aveva confermato la pronuncia in data 9/9/2015 del Giudice per l’udienza preliminare di Verona con cui Mossoni era stato dichiarato colpevole dell’omicidio della compagna convivente, fatto commesso in epoca anteriore e prossima al 20/1/2014, oltre che di distruzione, soppressione o sottrazione di cadavere, ed era stato condannato a 20 anni di reclusione.

Le sentenze precedenti

Riconosciuta la diminuente del vizio parziale di mente, stimata equivalente alla recidiva e applicata la riduzione del rito abbreviato era stata inflitta la pena di 20 anni, con interdizione in perpetuo dai pubblici uffici e legale durante l’espiazione della pena, oltre alla assegnazione del Mossoni ad una casa di cura e custodia per la durata di 10 anni dieci. Una pena, dunque, di 30 anni totali.

La scomparsa di Federica

Il 5 marzo 2014 i genitori di Federica Giacomini avevano presentato denuncia di scomparsa della figlia. La vicenda suscitava interesse mediatico anche per più di un sospetto che era emerso, già in immediato, sulla figura del suo convivente, Franco Mossoni. Proprio la diffusione televisiva degli eventi e la sua presenza durante una trasmissione ne aveva determinato il riconoscimento, da parte di un barcaiolo operante sul Lago di Garda. Costui spiegava che l’imputato, presentatosi come biologo, assumendo l’identità di tale Franco Falkan, si era a lui rivolto per il noleggio di una barca, necessaria per immergere in acqua una cassa di circa 1,40 metri di lunghezza che, a suo dire, conteneva una sonda marina, attraverso la quale avrebbe eseguito alcune rilevazioni ed esperimenti scientifici.

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L’occultamento del corpo nel Lago di Garda

Da una ricostruzione degli spostamenti del Mossoni si riscontrava che costui si era spostato più volte da Coriano al Lago di Garda, nella congiuntura temporale della scomparsa, portando con sé la cassa contenente il corpo della donna, riposto in auto, rimuovendo uno dei sedili interni all’abitacolo. Recuperata la cassa era stato subito rinvenuto il cadavere di Federica Giacomini. La morte era stata determinata da un politraumatismo lacerativo fratturativo (con sfacelo cranico encefalico) dovuto a plurime ferite lacero contuse al capo, provocate da un corpo contundente, caratterizzato da superficie rigida e ristretta. Il delitto era stato causato dalla decisione della donna di lasciare l’imputato, con il quale conviveva da circa nove anni, determinazione che avrebbe fatto perdere al Mossoni ogni legame affettivo e la possibilità del mantenimento economico.