Parroco ottantenne di Verona truffato con la tecnica del “piccione”. Raggiro all’americana per il povero prelato di Borgo Trento.

Parroco ottantenne di Verona truffato con la tecnica del “piccione”

Due benefattori, non uno, che nello stesso giorno ti propongono uno una donazione da 40mila euro per le attività della tua parrocchia, l’altro, svizzero, un lascito, probabilmente immobiliare, destinato ad un medico che, ahilui, nel frattempo era deceduto e quei beni, lui facoltoso elvetico, a qualcuno doveva pur darli prima di tornare nella confederazione. Deve aver creduto non alla fortuna ma alla misericordia divina il parroco 80enne che è stato truffato nei giorni scorsi da due complici, uno dei due identificato e arrestato dalla Squadra Mobile della Polizia di Stato di Verona: si tratta di Bruno Verde, 64enne campano ma residente a Bologna, la cui identità e immagine è stata diffusa per scoprire eventuali altre vittime dell’uomo. L’operazione è stata illustrata questo pomeriggio dal capo della Mobile, Roberto Di Benedetto.

Il “dottor Visentini” e quei 40mila euro da donare

Tutto è iniziato con una telefonata alla canonica della più importante (e bella) chiesa di Borgo Trento da parte del sedicente “dottor Visentini”, medico, che avrebbe voluto donare 40mila euro proprio alla parrocchia. All’altro capo del telefono l’anziano parroco, che non crede alla sue orecchie e accetta di vedere il camice bianco benefattore. Così i due si incontrano davanti alla parrocchia.

L’arrivo dello “svizzero”

Mentre i due stanno parlando, un terzo uomo, complice di Verde, arriva spaesato, e con accento similfrancese chiede dove fosse lo studio di un medico, con cui doveva vedersi per andare dal notaio a firmare un lascito. Il dottor Visentini, alias Bruno Verde, affranto gli spiega che, essendo un medico, conosceva il collega, ma che purtroppo è da poco deceduto. Però ha un’idea: quale migliore soluzione che donare alla chiesa, vista anche la fretta di tornare in Svizzera?

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La richiesta dei soldi per il notaio

Bisognava andare dunque subito da un notaio per effettuare la donazione. Notaio che, però, bisognava pagare. Così Verde chiede al parroco di prelevare 5mila euro, cosa che l’anziano fa, e di metterli nella stessa busta dei “presunti” 40mila che di lì a poco sarebbero passati alla parrocchia. Così, tutti e tre, salgono a bordo della Mercedes Classe A intestata a Verde e partono in direzione notaio.

La marca da bollo e la fuga

Mancava ancora un’ultima cosa: una misera marca da bollo da portare dal notaio, un nonnulla a fronte di quel ben di Dio, è il caso di dirlo, che la parrocchia stava per ricevere. Così i due fermano l’auto e chiedono al parroco di andare a prendere il valore bollato. Lui obbedisce ma, non appena scende dal mezzo, questo riparte, lasciandolo con un palmo di naso. Affranto e umiliato, il don trova la prontezza di annotare il numero di targa e, senza timori, si rivolge immediatamente alla Polizia. Grazie a quella targa gli agenti risalgono velocemente al finto medico. Ma decisivo sarebbe stato il riconoscimento dalla vittima: non appena gli viene mostrato un album con diversi ceffi, il parroco non esita e lo indica. E’ il passaggio decisivo che permette al pm Gennaro Ottaviano di chiedere al gip Paola Vacca la custodia cautelare in carcere per Verde, che viene fermato nella sua abitazione bolognese; è accusato di truffa aggravata dalla condizione di vulnerabilità della vittima. Ancora ignota, invece, l’identità del complice “svizzero”.