Secondo gli investigatori, il rischio che correva il capannone di San Martino Buon Albergo, ex impianto di recupero rifiuti gestito da una società dichiarata fallita dal Tribunale di Verona con sentenza del 3 ottobre 2018, era primariamente quello di essere incendiato unitamente al suo contenuto, con conseguenti gravi danni ambientali.

Molti più rifiuti del consentito

Gli accertamenti sul sito sono iniziati nel gennaio dello scorso anno, quando gli agenti della Squadra Mobile e i tecnici dell’ARPAV, su delega della locale Procura della Repubblica, hanno effettuato un intervento finalizzato al rinvenimento di rifiuti speciali illecitamente stoccati. Le verifiche, già dal primo momento, hanno consentito di rilevare elementi che fanno presagire un illecito a carico dell’amministratore della società, indagato in quanto all’interno dell’impianto di recupero era stata accatastata una quantità di rifiuti significativamente superiore rispetto alla soglia massima prevista, pari a 190 tonnellate.

Rischio incendi di natura dolosa

Gli obiettivi, nel corso delle indagini, sono stati quelli di evitare l’illecito stoccaggio dei rifiuti tossici, il commercio illegale e l’illecita classificazione del materiale da riciclare. Al fine di prevenire il pericolo concreto di incendi di natura dolosa all’immobile ormai in disuso, gli agenti della Squadra Mobile della Questura di Verona, con la collaborazione del personale ARPAV, già dalla metà del mese di luglio, stanno vigilando sulla corretta attuazione del piano approvato di smaltimento dei rifiuti che, dall’ex deposito di San Martino Buon Albergo, dovranno, entro fine settembre, essere trasferiti nelle apposite discariche.