Sequestrata e torturata, polizia e carabinieri ritrovano una donna scomparsa. Doppio intervento delle forze dell’ordine martedì 28 agosto in un un meleto adiacente l’autostrada A4.

Urla dal campo

Delle urla sono state avvertite da un gruppo di operaie martedì 28 mattina a Sommacampagna. Gli uomini stavano lavorando in autostrada e hanno udito una donna che chiedeva soccorso dal campo adiacente a quel tratto di strada in direzione Padova. Gli uomini da subito hanno allertato la polstrada che, localizzate le urla, sono intervenuti insieme ai carabinieri salvando una donna dalle mani del suo aguzzino e del complice, estraendola da una cassa verde dentro alla quale solitamente vengono contenute le mele e chiusa.

La donna

Si tratta della stessa donna scomparsa dal 14 agosto e sulla quale i carabinieri della Compagnia di Villafranca erano già attivi per la ricerca a seguito della denuncia presentata dai figli della signora la sera del 25 agosto. Classe 1974, in Italia da tempo e da una decina di anni compagna del suo aguzzino, questa donna è stata trovata in pessime condizioni dai poliziotti e dai militari e affidata alle cure in ospedale a Verona.

Da quanto emerso anche dai racconti dei militari che stanno ancora lavorando sulla vicenda, la donna era segregata in quella cassa e sulla stessa era stato legato un telo di nylon con delle cinghie che le hanno fatto vivere quattordici giorni tra il freddo, l’umidità e il caldo afoso, tutto amplificato dalla plastica. Spaventata, denutrita e sporca perché nelle giornate “fortunate” le venivano portate una mela e, qualche volta, una bottiglietta d’acqua. Chiese almeno le medicine e degli assorbenti, ma le venne negata qualsiasi cosa. A metterla in quella cassa  sono stati il compagno, T.N. un alto atesino classe 1965,  e il dipendente complice, N.P. un operaio polacco classe 1986 che lavorava in quel capo, in seguito a un litigio.

Sequestrata e torturata, polizia e carabinieri ritrovano una donna scomparsa. Doppio intervento delle forze dell'ordine martedì 28 agosto in un un meleto adiacente l'autostrada A4.
un momento della conferenza con il carabiniere scelto Fabio Vergine, il capitano Ottavia Mossenta e il luogotenente Arcangelo Ciocia

Il retroscena

La vicenda è iniziata la sera del 14 agosto quando, a seguito di una lite tra la donna e il suo compagno. La donna, nel cercare di ottenere ragioni, rispetto e maggiore considerazione per la sorella che lavorava per il compagno, ha ottenuto solo schiaffi in volto e, in quel frangente, è riuscita a chiamare i soccorsi attraverso un vicino. Dopo essere stata medicata ha però rifiutato il ricovero, non lasciando trapelare le violenze che per anni si sono consumate, certamente a fasi alterne, su di lei. Nonostante il passato burrascoso di TN e ciò che ha subito, la donna non immaginava cosa il compagno avesse in mente. Come in altri casi constatati dai militari, la sorella della vittima lavorava senza un regolare contratto di lavoro e, spaventata dal forte litigio, quel 14 agosto è corsa nella sua camera.

Durante la notte, però, all’interno della roulotte dell’operaio polacco, la vittima, l’aguzzino e il complice hanno portato avanti la discussione, al termine del quale la donna è stata immobilizzata, legata e rinchiusa nel cassone delle mele, con sopra altri due contenitori pieni, impedendole così la fuga. Per evitare ancora di più che venisse scoperta quella che l’aguzzino avrebbe fatto intendere essere una mera “punizione”, con il muletto hanno spostato il tutto vicino all’autostrada.

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Dalla denuncia al ritrovamento

La vita di questa coppia era molto particolare, vivevano tra l’Alto Adige, il lago di Garda e Verona. A volte insieme, altre volte separati. In alcuni periodi la donna stava sul lago di Garda per lavoro e infatti questo aveva compreso la sorella non vedendola per alcuni giorni. Dopo un po’, però, ha preso il sopravvento la preoccupazione, le due donne non si sentivano e non si vedano da ormai troppi giorni e così la sorella ha così deciso di avvisare i figli della vittima. Questi hanno presentato denuncia di scomparsa in Polonia e poi, la sera del 25 agosto, dai carabinieri di Villafranca.

Da subito i militari hanno messo in atto le attività investigative. “Avevamo già compreso che ci fosse qualcosa di strano nella vicenda” ha spiegato il comandante della compagnia di Villafranca capitano Ottavia Mossenta che insieme al comandante della Polstrada Girolamo Lacquaniti e ai loro uomini, hanno lavorato assiduamente in questi tre giorni, fornendo anche un interlocutore polacco alla donna per farla sentire a suo agio.

Le conferme, l’arresto e il fermo

Ritrovata viva, soccorsa e dimessa con una prognosi di 14 giorni, ora è lontana dall’incubo, in una struttura protetta. La vittima ha confermato le supposizioni investigative che avevano indirizzato le forze dell’ordine verso i due uomini. TN è stato arrestato in flagranza di reato, mentre il complice NP è stato fermato. I reati a loro contestati sono il sequestro di persona e la tortura. 

Sequestrata e torturata, polizia e carabinieri ritrovano una donna scomparsa. Doppio intervento delle forze dell'ordine martedì 28 agosto in un un meleto adiacente l'autostrada A4.

L’aguzzino

TN non è apparso come un gentiluomo, né di persona,  né su alcuni precedenti scovati nel suo passato. Dapprima c’è da sottolineare che per l’uomo, il trattamento riservato alla sua compagna, così come descritto, era per lui una mera punizione. Condizione che avrebbe potuto portare la persona al decesso. A una prima domanda sulla motivazione, TN ha risposto che “lei era stata aggressiva con me, io mi sono difeso”.  Il suo passato non gli rende sicuramente onore. Agli atti è emersa una denuncia per violenza sessuale su una parente 14 enne (età di quando si è verificato il reato) di circa una decina di anni fa e denunce da parte di ex dipendenti che lavoravano in nero per lui.

Sono in corso ulteriori aggiornamenti e approfondimenti da parte delle forze dell’ordine anche sul lavoro nero che sembra essere in atto anche nei campi di Sommacampagna.