Tentato omicidio davanti al Soave Center ecco le novità dalle indagini. Il giudice ha convalidato i fermi dei tre marocchini, connazionali della vittima: alla base ci sarebbe la vendetta per un danno ad un’auto.

Tentato omicidio davanti al Soave Center ecco le novità dalle indagini

Il giudice del Tribunale di Verona ha convalidato il fermo e disposto la custodia cautelare in carcere per tentato omicidio in concorso all’indirizzo dei tre marocchini (B.D. 32enne, B.H. 22enne, E. D. D. 23enne) che lo scorso 12 giugno hanno aggredito un loro connazionale (C.A. 33 anni, irregolare in Italia e con precedenti) nel parcheggio del Soave Center. Ad aggiornare questa mattina sullo stato delle indagini è stata la Compagnia dei Carabinieri di San Bonifacio, comandata dal capitano Daniele Bochicchio, e impegnata direttamente nelle investigazioni con il Nucleo operativo radiomobile.

La dinamica dell’aggressione

Intorno alle 16 del 12 marzo una donna di origine marocchina telefonava ai Carabinieri, segnalando una violenta lite scoppiata all’interno del parcheggio del Soave Center, centro commerciale che sorge nell’omonima cittadina dell’Est Veronese. La donna riferiva che era in corso un violento pestaggio indicando come, presumibilmente, sia la vittima che gli aggressori, fossero anch’essi marocchini. Immediatamente sul posto giungevano sia i militari che il Suem 118, che provvedeva a trasportare il ferito all’ospedale di Borgo Trento, dove l’uomo è ricoverato tuttora in prognosi riservata, in codice rosso.

Le testimonianze e l’individuazione dell’auto dei fuggitivi

I militari del Norm, dopo aver raccolto diverse testimonianze, ricostruiscono l’accaduto e soprattutto riescono ad identificare l’auto a bordo della quale gli aggressori si erano allontanati: una Golf intestata ad uno dei tre. Nel frattempo i testimoni riferiscono che la vittima sia stata aggredita con un bastone e con un machete, ma sul posto viene ritrovato solo un falcetto, senza tracce evidenti di sangue.

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Il fermo dei tre aggressori

I tre aggressori, dopo essere diretti fuori città, dopo circa un’ora facevano ritorno a San Bonifacio, luogo dove presumibilmente vivevano, visto che due su tre sono irregolari. I Carabinieri li bloccano proprio mentre il proprietario dell’auto li faceva scendere dal mezzo. La perquisizione in casa dell’uomo porta al ritrovamento del bastone presumibilmente utilizzato per l’aggressione, ma non del machete, citato da diversi testimoni. E il ferito non mostrava, inoltre, alcuna ferita da taglio, ma solo traumi compatibili con un pestaggio e con colpi da bastone.

Il movente

Alla base della violenta aggressione, svelano i Carabinieri anche se le indagini sono ancora in corso, potrebbe esserci il gesto che avrebbe compiuto la vittima del pestaggio il giorno prima, ossia il danneggiamento del parabrezza di una Golf di proprietà di una parente di uno dei componenti del gruppo di assalitori. Si tratterebbe, dunque, di una vendetta interna alla comunità marocchina, e gli investigatori escludono categoricamente che possa entrarci lo spaccio della droga.