Arachidi, noci e mandorle: come ogni anno quando si comincia a respirare l’atmosfera natalizia, si inizia anche a consumare la frutta secca. Un must del periodo. Una serie di prodotti tradizionali che sono entrati a far parte delle piccole e care usanze che adottiamo durante il periodo dell’Avvento, nei giorni delle feste e che ci portiamo dietro fino all’Epifania. Se i dati di vendita confermano che il consumo di frutta secca è in crescita, è importante però capire con esattezza a cosa si riferisce questa categoria gastronomica.

L’espressione «frutta secca»

Nell’espressione più comune, con «frutta secca» si intendono infatti noci, arachidi e mandorle, quelle che troviamo in grande abbondanza sulle tavole natalizie. Ma la lista è infinitamente più lunga, per arrivare a sommare quasi duecento tipi di frutta secca differenti. Dall’albicocca alla banana, passando per il dattero, la papaya, l’uva passa, il pistacchio e tanto tanto altro. Attenzione però all’apporto calorico di queste specialità naturali: accanto a pandoro, panettone e torte varie il rischio di esagerare è davvero dietro l’angolo. Portano sì benefici per salute, in particolare per le arterie ma c’è un ma: la dieta mediterranea indica di consumare frutta secca lontano dai pasti e soprattutto di non mangiarne più di venti grammi.

Non solo arachidi

Ecco dunque che noci, prugne, fischi, pinoli e anacardi si presentano come ricchi di proteine. Ma anche di grassi «buoni», di fibre e sali minerali (dal calcio al ferro passando per fosforo, potassio e sodio). Attenzione però alle calorie, circa 600 per 100 grammi di frutta secca, che sicuramente andranno ad incidere sulla bilancia. Ma non si tratta solo di mangiare frutta secca: può anche essere utilizzata per eleganti, originali e semplici addobbi natalizi home made. Insomma, ci potrete decorare l’albero di Natale, utilizzare come centrotavola, decorare la vostra casa.