Che cosa è successo veramente in Italia a cavallo tra gli anni Sessanta e i primi anni Novanta? Quanto, alcuni eclatanti eventi, hanno segnato la storia della nostra Repubblica? A queste e molte altre fondamentali domande risponde il nuovo saggio pubblicato a quattro mani dal ricercatore Gabriele Licciardi, docente che insegna all’Istituto “Stefani-Bentegodi” di Isola della Scala, e dal professore di storia contemporanea presso l’università di Palermo, Antonino Blando, dal titolo “I nemici della Repubblica. Mafia e terrorismo 1969-1993”.

Terrorismo e mafia

L’idea di fondo è che sia giunto il momento di raccontare la storia della repubblica analizzando eventi e dinamiche criminali che hanno segnato per trent’anni le cronache nazionali. Terrorismo e mafia fanno parte della nostra storia, ed hanno dei fili di collegamento molto più robusti di quanto si possa immaginare. Se i terroristi rossi, infatti, non avessero fatto dell’omicidio sistematico un’arma di lotta politica, certamente la mafia non avrebbe mai assassinato alcuni uomini di punta dello stato. Se Alessandrini non fosse stato assassinato, certamente Cosa Nostra non avrebbe mai ucciso Dalla Chiesa o Falcone.

La legislazione

Ma le similitudini fra i due fenomeni non le troviamo solamente nelle tecniche criminali, o nell’idea di destabilizzazione del quadro politico che ci sta dietro, ma anche negli strumenti di cui lo Stato si è dotato per sconfiggere prima il terrorismo e poi Cosa Nostra. La legislazione premiale, il reato di associazione criminale, la differenziazione carceraria, sono stati tutti strumenti legislativi che a partire dal 1978 hanno permesso allo stato di sconfiggere il terrorismo, e allo stesso tempo sono stati gli strumenti che hanno formato la spina dorsale della legislazione antimafia. Forse quello più dibattuto e appariscente, anche per le polemiche generate, è lo strumento dei collaboratori di giustizia, meglio conosciuti come pentiti. Come Peci ha distrutto le Brigate rosse, allo stesso modo Buscetta ha fornito le chiavi di lettura ai magistrati per decifrare il mondo sommerso di Cosa Nostra.

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Storie di personaggi

Quello che certamente affascina sono anche le storie di vita di numerosi personaggi, poliziotti e magistrati, che prima hanno combattuto il terrorismo, e dopo sono passati a combattere la mafia. Caselli e Dalla Chiesa su tutti. Storie di vita e storie professionali che i due autori hanno indagato a fondo col metodo storiografico, per ricostruire un tratto della storia della repubblica che si è conclusa con la fine della cosiddetta prima repubblica.

La presentazione ufficiale del libro sarà a Verona il prossimo mese di novembre.