E’ stato affidato al fotografo villafranchese Renato Begnoni il complesso compito di rendere in due dimensioni la bellezza ritrovata ora in tutta la sua pienezza della cupola della Sindone di Torino.

Renato Begnoni e la rinascita della cappella della Sindone

Il difficile e delicato restauro, seguito all’incendio della notte tra l’11 e il 12 aprile 1997, è stato inaugurato il 27 settembre 2018, e per valorizzare al meglio ogni dettaglio della cupola, capolavoro del barocco italiano, è stata progettata una nuova spettacolare illuminazione presentata il 12 novembre (fatalità, proprio il giorno di San Renato). E’ stata Performance InLighting, che ha curato lo scenografico progetto di illuminazione, a selezionare Begnoni tra altri professionisti per affidargli l’incarico di rendere giustizia con il suo obiettivo alla cappella cui lavorò l’architetto Guarino Guarini alla fine del Diciassettesimo secolo e che ora è tornata finalmente a splendere.

“Uno dei luoghi più belli che abbia mai fotografato”

La sera del 15 dicembre Renato Begnoni era sdraiato sul pavimento della cappella: uno speciale obiettivo super grandangolo (per la precisione un Nikkor f 2,8 , 14-24 mm) rivolto verso l’alto. Sopra di lui la fantastica illusione ottica di una cupola costruita in modo tale da sembrare ancor più alta di quanto non sia.
“E’ stata un’emozione pazzesca Si tratta di un luogo capace di suscitare estasi, senza dubbio uno dei più belli che abbia mai fotografato. Ne ho ammirato ogni centimetro”. Il fotografo racconta con trasporto ed emozione quello che è stato però un lavoro estremamente tecnico, che ha richiesto una precisa preparazione sia per studiare le posizioni migliori da cui scattare, sia per ottenere i permessi necessari a organizzare logisticamente il lavoro. “Ho avuto il supporto di Cristina Lenzi e Kimo Dogani di Performance InLighting, di Barbara Tuzzolino, Francesca Ferro e Marina Feroggio per i permessi dei musei Reali di Torino e ho dovuto ottenere anche l’ok del museo diocesano per salire sul campanile del duomo, a 52 metri d’altezza per fotografare la cupola dall’esterno” spiega.

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Ha dovuto mettere a frutto tutta la sua esperienza

Begnoni continua precisando che si tratta di un soggetto molto difficile da ritrarre: “Ho dovuto metterci tutta la mia esperienza. E’ un lavoro che richiede molto tecnicismo”. A rendere ancor più complesso il compito il fatto di avere solo un tempo limitato per completare tutti gli scatti. Infatti, tra le foto dall’esterno e quelle scattate all’interno, Begnoni non ha impiegato più di due ore, con la collaborazione della sicurezza che per l’occasione ha chiuso in anticipo il sito al pubblico.
Inoltre rendere gli effetti della luce su ogni superficie senza lasciarne in ombra o sovrailluminata nessuna non è stato un lavoro da poco. “E’ molto difficile equilibrare l’esposizione in questo caso. Ho dovuto lavorare molto anche in post produzione per rendere bene i vari piani senza bruciare i punti in cui venivano messi in luce l’affresco o la parte architettonica”. Per prepararsi al meglio al lavoro Renato Begnoni ha passato un’ora e mezza del pomeriggio nella cappella, a studiare le angolazioni migliori in mezzo al pubblico in visita, posizionando dello scotch a terra per ricordare le posizioni, ma ne è valsa la pena perché ora le sue bellissime fotografie, pubblicate sul sito di Performance InLighting, fanno da prestigioso biglietto da visita di una delle architetture più belle al mondo.

Renato Begnoni e la rinascita della cappella della Sindone
Il fotografo Renato Begnoni