Domani, martedì 12 febbraio alle 21 al Teatro Ristori si inaugura la 15° edizione di Schermi d’Amore 2019, l’atteso Festival internazionale del Cinema mélo della città di Verona.

Schermi d’amore: parte domani la 15esima edizione

Apre la kermesse “The Phantom of the Opera” di Rupert Julian del 1925 in versione originale restaurata con accompagnamento musicale dal vivo del M° Antonio Coppola.
La proiezione è preceduta da due splendidi cortometraggi: Carmen di Lotte Reininger (Germania 1933) e Invention of Love di Andrey Shushkov (Russia 2010).
Schermi d’Amore 2019 sarà nel segno del cineasta francese Claude Lelouch, ospite speciale presente a Verona il 19 febbraio per ritirare il premio Schermi d’Amore 2019. Realizzato dal Comune di Verona – Verona Film Festival e composto da 4 sezioni che propongono 35 titoli dal 12 al 19 febbraio al Teatro Ristori.
Dal 1996 al 2010 il Festival è stato il grande appuntamento cinematografico di Verona e si propone di tornare a esserlo a partire da quest’anno. L’obiettivo della rassegna rimane lo stesso di sempre: esplorare la galassia dei sentimenti, un universo che non smette mai di sorprendere, di rivelare nuovi film, registi e interpreti, e di contaminare tutti gli altri generi, dal melodramma alla commedia, dal fanta-horror al musical, dal biopic al film storico.

Una parodia sull’opera di Carmen

La prima delle proiezioni della serata inaugurale sarà “Carmen” di Lotte Reininger (Germania 1933) – Prima parodia sull’opera di Carmen sotto forma di cartone animato, dopo la pellicola realizzata nel 1915 da Charlie Chaplin.
Charlotte “Lotte” Reiniger nacque a Berlino il 2 giugno del 1899, all’interno di una famiglia colta e amante dell’arte. Dimostrò fin dall’infanzia un eccezionale talento autodidatta nel ritagliare figurine di carta che poi proiettava per amici e parenti grazie al suo, altrettanto artigianale, teatrino delle ombre. Questo particolare talento la portò a far parte di un gruppo di giovani cineasti che stavano mettendo in piedi in quegli anni uno studio sperimentale di animazione sotto l’egida del Berliner Institut für Kulturforschung diretto da Hans Cürlis. Un membro del gruppo era lo storico cinematografico Carl Kock. Da qui parte una fulgida produzione cinematografica di fine poetica, che spesso trae ispirazione dai brani di Mozart e altri temi operistici.
Dopo l’incantevole lungometraggio animato Le avventure del Principe Achmed (1926, uno dei primi nella storia del cinema), la regista tedesca, nota anche come la Principessa delle Ombre, passa dalle novelle de Le mille e una notte al racconto di Prosper Mérimée per realizzare (utilizzando la sua celebre tecnica delle silhouette, che conferisce ai personaggi un tocco ancor più
fiabesco) una versione femminista e animalista Carmen, dove il lieto fine strizza l’occhio anche ai più piccini. Nella sua Carmen, Lotte rende un’inedita versione dell’opera di Bizet, mostrando una protagonista autosufficiente e capace, intelligente e di certo più forte degli uomini che la circondano.

L’amore nell’universo steampunk di Shushkov

“Invention of Love” di Andrey Shushkov (Russia 2010) – Corto d’animazione sulla nascita dell’amore che sboccia in un universo di ingranaggi e bulloni, ispirato alla poetica di Lotte Reininger e Antony Lucas.
Nato nel 1986, Andrey Shushkov rivela fin dalla prima infanzia una spiccata vocazione per trasferire in forma visiva fiabe e racconti. Nel 2005 si iscrive alla scuola di cinema a San Pietroburgo dove da massima espressione al suo talento.
In un universo steampunk, una ragazza di campagna incontra un inventore della città. I due s’innamorano, ma la ragazza, separata dalla sua terra d’origine immersa nella natura, si sente alienata nella grande metropoli dell’inventore, cupa e soffocante, in cui ogni cosa è meccanica, dagli insetti agli animali agli alberi fino addirittura ai fili d’erba. Un film magico e poetico, realizzato
in animazione CGI utilizzando uno stile che richiama quello del teatro delle ombre cinesi. Invention of Love è stato incluso nel Corso di Animazione al Columbia College di Chicago e ha fatto parte di un studio condotto dalla scienziata ungherese Katalin Balint sulle reazioni neurali degli spettatori a un film.

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Il fantasma dell’opera

“The Phantom of the Opera” di Rupert Julian (Il fantasma dell’Opera, USA, 1925). Nei sotterranei del Teatro dell’Opera di Parigi si cela un fantasma. Innamorato della giovane cantante lirica Christine Daaé, minaccia i proprietari e gli impresari per sostenerne la carriera. Pur di farne una stella, non esita a sabotare le esibizioni della rivale, oltre a perseguitare il suo corteggiatore. Giunge persino a rapirla e a condurla con sé nei sotterranei dove vive. Quando Christine scopre che il Fantasma è Erik, musicista geniale, ma dal volto mostruosamente sfigurato, la situazione precipita.
Il romanzo di Gaston Leroux uscì in Francia nel 1910, riscuotendo subito un enorme successo, e nel 1916, in Germania, arrivò il primo adattamento, Das Phantom der Oper, diretto dall’austroungarico Ernst Matray. Sono molte le versioni cinematografiche, più o meno fedeli, della storia, tuttavia la più celebre resta senza dubbio quella muta con Lon Chaney. La regia venne ufficialmente assegnata al neozelandese, immigrato a Hollywood, Rupert Julian, ma, per volere del produttore Carl Laemmle, ci misero mano (senza essere accreditati) anche Edward Sedgwick e lo stesso Chaney. Laemmle aveva conosciuto Leroux a Parigi nel 1922 e, dopo aver ricevuto in dono una copia del libro, l’aveva divorata in una notte. Tornato a Hollywood, nel 1924 diede avvio al
progetto del film scritturando Chaney, reduce dal successo de Il gobbo di Notre Dame (1923) e destinato a diventare un’icona horror proprio grazie alla sua interpretazione di Erik ne Il fantasma dell’Opera. In seguito il film fu sonorizzato dal nipote Ernst Laemmle, il quale girò e aggiunse nuove scene, facendo persino doppiare Chaney da un altro attore.
Nel 1988 il film è stato scelto per la conservazione nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti, che raccoglie i capolavori del cinema da preservare.

La serata è con ingresso a invito ritirabile presso l’Ufficio del Verona Film Festival, il Centro Audiovisivi della Biblioteca Civica, il Teatro Ristori e Box Office fino a esaurimento posti.