Porte che si aprono invece di chiudersi. Sembra una banalità ma in un luogo come il carcere non è un gesto così scontato. Ecco perché il progetto dell’Istituto Tecnico Industriale “Guglielmo Marconi” di Verona ha una valenza così alta: perché ha permesso da un lato agli studenti di prendere contatto con una realtà quasi impenetrabile e troppo poco conosciuta da chi si trova al di fuori, dall’altra ha consentito ai carcerati di far sentire la loro voce e sentire che vi è speranza dopo la pena.

La visita nel carcere di Bollate

La visita, voluta dal prof. Gaetano Scognamiglio e che rientra nel progetto “Io nel mondo”, è avvenuta lo scorso giovedì, 6 giugno, ed ha visto come protagonisti gli studenti di una classe quinta dell’istituto veronese. I giovani, che precedentemente avevano fatto un percorso con la dott.ssa Lucia Marchesini, sono stati accompagnati all’interno del carcere da due detenuti che li hanno guidati all’interno dei vari “bracci” del penitenziario, dove i detenuti sono divisi per tipologia di reati ma anche per provenienza etnica e fede religiosa, facendo capire quanto sia complessa la convivenza e l’integrazione in un luogo come quello. I detenuti hanno spiegato come funziona la vita del carcere e quanto sia lungo e difficoltoso il percorso del reinserimento nella vita di tutti i giorni; proprio per questo esistono alcuni progetti, che vedono coinvolte anche delle cooperative, che mirano a fornire delle competenze nel mondo lavorativo a queste persone.

Quattro chiacchiere con i detenuti

La seconda parte della visita è stata quella più emozionante, perché i detenuti si sono messi a disposizione degli studenti per soddisfare la loro curiosità, raccontare il loro passato ed esternare le proprie emozioni. Così è emerso che è la paura il sentimento più diffuso, perché dopo un percorso riabilitativo che ha fatto cambiare loro ideali e valori e gli ha fatto ripensare a tutti gli errori commessi, ora li attende la scarcerazione e il ritorno alla libertà. Questo vuol dire cercare un mestiere e ottenere la fiducia delle persone, e quindi abbattere il muro del pregiudizio e della diffidenza.  Gli studenti hanno terminato l’intensa giornata con il pranzo nel ristorante “inGalera” che, seppur ubicato tra le mura del carcere, in realtà è aperto a tutti e dove all’interno lavorano alcuni detenuti. Questa bella esperienza, che rientra a pieno titolo nel percorso di “Cittadinanza e costituzione”, è stata poi descritta da ognuno degli studenti in una relazione inviata ai responsabili del carcere.