Ospedale Magalini di Villafranca ridimensionato opposizione all’attacco. “E’ ormai insopportabile il balletto osceno della politica di centro-destra attorno alle sorti del nosocomio”.

Ospedale Magalini di Villafranca ridimensionato opposizione all’attacco

“E’ ormai insopportabile il balletto osceno della politica di centro-destra attorno alle sorti dell’ospedale Magalini”. Così inizia il documento di fuoco firmato dal segretario del circolo PD di Villafranca, Stefano Corazzina, e dai consiglieri comunali Isabella Roveroni, Matteo Melotti, Daniele Piangonda e Paolo Martari. “La Giunta regionale ha recentemente declassato il nosocomio di Villafranca da spoke ad ospedale di base. Dopo 15 anni di enormi disagi per i cittadini del nostro comprensorio, dopo lavori per 40 milioni di euro, dopo che la grande menzogna del ‘Polo a due gambe’ è stata sconfessata dalla stessa maggioranza che l’aveva decisa, ora la via crucis del Magalini non è ancora terminata”.

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“Ora è ospedale di base”

“Non ospedale spoke – continua il documento – ma ospedale di base, nonostante i posti letto, nonostante il numero di primariati, nonostante i reparti avviati e le apicalità, l’ampiezza del bacino di riferimento. La responsabilità di 15 anni di disagi e di menzogne e di questa ultima decisione è della Lega (ex Nord) e delle forze di centro destra che governano il Veneto da più di vent’anni e che sono dello stesso colore politico di chi governa Villafranca. Eppure questa filiera non funziona, al punto che anche il sindaco Dall’Oca e la sua maggioranza incontrano i propri referenti politici e fanno (fingono di fare) la voce grossa per chiedere che la classificazione del Magalini sia corretta. Noi lo vogliamo dire forte e chiaro: è osceno questo teatrino dove gli stessi attori recitano più parti nella stessa commedia (la parte della maggioranza che decide e dell’opposizione che rivendica) sulla pelle dei cittadini, come se quello che si decide a Venezia fosse opera di marziani e non di rappresentanti delle stesse forze politiche che governano Villafranca”.

“Deve tornare spoke”

“Sul punto è bene essere chiari: noi crediamo e vogliamo che il Magalini sia qualificato come ospedale spoke, secondo i criteri adottati dalla Regione Veneto nel nuovo piano socio sanitario regionale. Senza se e senza ma. Tuttavia abbiamo il dovere di capire perché qualche “manina” abbia modificato le precedenti schede ospedaliere (datate marzo 2018, che definivano il Magalini come “presidio ospedaliero di rete”, cioè spoke). Cosa è cambiato in peggio in un anno? Non si vorrà davvero credere che il legislatore regionale si sia distratto, vero? Solo pensarlo sarebbe irrispettoso della professionalità di dirigenti e funzionari regionali preparati, a ciò quotidianamente dedicati. A fronte di un così grave scenario il sindaco Dall’Oca, in una riunione informale convocata lunedì 25 marzo, ha proposto ai consiglieri di opposizione di stendere e votare una mozione unitaria a difesa del Magalini (Ricordiamo, a beneficio di tutti, che negli ultimi 15 anni il centro sinistra ha sempre concorso a definire, unitariamente, proposte e documenti comuni a tutela dell’ospedale cittadino, per il bene di Villafranca). Ebbene, di fronte all’ipocrisia della ingiustificata (e ingiustificabile) retromarcia regionale, che ha declassato il nostro nosocomio, abbiamo chiesto al sindaco Dall’Oca di non mendicare a Venezia, ancora una volta, con il cappello in mano, un riconoscimento dovuto; bensì di ricercare le ragioni politiche vere di questa squalificazione. Solo capendo il “perché” potremo reagire correttamente”.

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“Nessuna notizia dal sindaco”

“Il sindaco ha accettato, con l’impegno di riferire al consiglio comunale in vista di definire una posizione condivisa. Ma sin qui nessuna comunicazione è stata fatta ai consiglieri di minoranza. C’era stato anche un ulteriore impegno congiunto: di lavorare in silenzio, senza dar corso a comunicazioni unilaterali a mezzo stampa. Noi ci siamo attenuti a questo accordo. Con sorpresa abbiamo appreso dalla stampa che, invece, l’amministrazione comunale – violando, ancora una volta, gli accordi convenuti – ha fatto una bella conferenza stampa, dopo avere (legittimamente) incontrato alcuni rappresentanti politici. Ne prendiamo atto, denunciando che questi amministratori sono inaffidabili. In questa vicenda c’è un dato, inconfutabile. Le forze politiche cha da più di 20 anni governano il Veneto e hanno nelle loro mani la programmazione ospedaliera hanno dato l’ennesimo schiaffo al comprensorio dell’Ovest veronese, decidendo che il Magalini sarà una struttura di serie C. Intanto, però, sono cresciuti gli ospedali privati di Peschiera e Negrar ai quali sono stati riconosciuti nuovi posti letto e nuovi reparti. Ricordiamo che la diminuita capacità ed efficienza degli ospedali pubblici e la chiusura di Caprino ed Isola sono stati per i privati una vera manna”.

“Si avvantaggia il privato, c’è un disegno dietro”

“Questo è il disegno che sta dietro questo declassamento. Noi non siamo contro il privato, ma per una concorrenza che produca un miglioramento dei servizi. Ma ai competitori devono essere date le stesse carte da giocare. Basta guadare la cartina geografica della nostra provincia. Legnago e San Bonifacio sono spoke, Villafranca è spedale di base. Negrar e Peschiera sono spoke. Non si tratta di coltivare inutili “guerre tra poveri” con Bussolengo. La Regione sa che il Magalini, per essere quello che tutto il comprensorio si aspetta – e cioè il polo efficiante dell’Ovest veronese – ha bisogno di essere qualificato come ospedale spoke, oltre che di risorse (macchinari e personale) e di riconoscimenti puntuali all’interno delle schede ospedaliere. Poi sarà la professionalità e la qualità dei servizi a farlo diventare o meno ospedale d’eccellenza. Ma per diventare quello che il comprensorio attende da più di 15 anni la politica regionale non lo può trattare come un ospedaletto periferico. Né gli amministratori di Villafranca limitarsi a pietire ciò che – per dignità, requisiti ed investimenti fatti con soldi pubblici – è certamente dovuto, nel rispetto dei propri cittadini!” si conclude il documento dell’opposizione Pd.