Passerini, 55 anni, racconta le sue due grandi passioni: gli scatti, un amore nato sin da ragazzino, e la «regina» degli sport

Quando le storie diventano volti e gesti concreti e portano con sé speranze e successi. Il suo nome è un destino, come dicevano i latini «In nomen omen», e Roberto «Click» Passerini del suo nome ha fatto un biglietto da visita. Suono alla sua porta e mi apre sorridendo. E’ un entusiasta della vita, nonostante i problemi, abbastanza seri di salute. Gli dico che stavo cercando una bella storia e lui ride: «Ho iniziato a guardare il mondo attraverso il teleobiettivo sin da ragazzino. La mia prima macchina fotografica l’ho comprata a quattordici anni, una Polaroid. Poi ho potuto usare la Reflex Olimpus di mio suocero. Per tantissimo tempo questa passione è rimasta solo un sogno».

A questo punto mi viene spontaneo chiedere quando si è appassionato così tanto all’atletica e lui risponde, sempre sorridendo: «La fotografia e l’atletica sono due passioni che ho amato da sempre. Ma il colpo di fulmine è iniziato circa 13 anni fa, quando mio figlio Simone si è iscritto ai corsi di Atletica Insieme di Bussolengo (l’attuale dirigente è Claudio Arduini ndr). Ho scoperto una realtà che non avevo mai vissuto, specialmente in ambito sportivo, e non mi sembrava vero vedere persone che facevano il tifo anche per le altre squadre, atleti che non si insultavano e che riuscivano ad esseri amici nonostante la rivalità. Così ho iniziato a scattare foto per mio figlio, mentre si allenava o partecipava a qualche gara».

La nostra conversazione prosegue scorrevole, Roberto ha sempre la battuta pronta. «I genitori dei suoi compagni di squadra hanno iniziato a chiedermi se potevo fare delle foto anche ai loro figli. Ho accettato e da lì il mio amore per la foto, è cresciuto e non mi sono più fermato». Poi qualche anno fa, un brutto incidente sul lavoro gli ha causato la frattura della colonna vertebrale a cui è seguito un intervento chirurgico in cui sono state inscatolate tre vertebre con delle barre di titanio, lasciandolo bloccato a letto per molti mesi. Continua la sua storia Roberto: «Appena sono stato in grado di alzarmi e di rimanere in piedi, aiutato con un busto particolare, ho ricominciato a fotografare. A fine giornata ero distrutto e il dolore era quasi insopportabile, però insistevo, la passione era troppo grande e vinceva su tutto». Roberto non è un fotografo professionista ma la sua passione e la sua bontà d’animo non sono passate inosservate.

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Basta andare sul profilo «Atl-Eticamente foto», di un noto social network, per capire quanto amore mette nelle sue foto e quanto sia seguito, più di 4.300 followers . Le sue foto dimostrano la grande carica di umanità. Gli chiedo quando gli hanno riconosciuto la sua bravura come fotografo e lui risponde. «Ho avuto la possibilità e la fortuna di poter partecipare ad alcuni eventi internazionali, ad esempio il Meeting Internazionale di Padova, il Meeting di Gavardo, la Brixia Meeting e ringrazio che mi ha dato fiducia, in special modo Alberto Stretti che mi accompagna sempre alla Gara di Capodanno a Bolzano e al Meeting di Gavardo. Diciamo che hanno voluto ricompensare tutto il mio lavoro “gratuito” svolto fino ad allora». La maggior parte dei reportage sono «senza fini di lucro», come racconta Roberto: «Molti hanno rubato le mie foto, scattate ai vari eventi sportivi, per poi spacciarle come proprie. Queste cose mi fanno arrabbiare molto e mi mettono una profonda tristezza. Il lavoro del fotografo sportivo, almeno nel mio caso, non sempre viene riconosciuto».

Ma la tristezza passa subito e continua il racconto. «Mi sento spesso con campioni come Eddy Ottoz, Stefano Mei, Matteo Galvan e sono un grande amico di Amel Tuka. e Francesca Tommasi, una giovane atleta molto in gamba. Questo mi ripaga di tutto. Mi ricordo di aver scattato una foto alla campionessa Shelly-Ann Fraser-Pryce mentre stava salendo sul furgone della Polizia per essere portata in albergo. Quella foto mi ha regalato più di 9.000 “mi piace”». Poi la domanda me la pone lui. «Come mai che fra tante persone interessanti, hai deciso di intervistarmi? Non mi sento così importante». Al termine dell’intervista mi fa una confidenza: «Il mio sogno era praticare il Birdwatching e fotografare gli uccelli nel loro habitat. Ma è un hobby costoso e quindi ho lasciato perdere». La mia risposta è uscita spontanea: «Meno male!».